Il listino sudcoreano è stato il peggiore in Asia dopo che il piano di Meta di vendere potenza di calcolo per l’AI ha alimentato i dubbi su un possibile eccesso di capacità nel settore dell'intelligenza artificiale, innescando una massiccia ondata di vendite sui produttori di semiconduttori. A Wall Street il 1° luglio i titoli di Micron Technology e Sandisk hanno entrambi chiuso con perdite superiori al 10%. Il future sulll’S&P 500 guadagna lo 0,11% in attesa della pubblicazione di nuovi dati macroeconomici statunitensi.
L'indice Kospi è arretrato del 5,5% dopo essere arrivato a perdere fino al 7% nell’intraday, il calo più marcato degli ultimi mesi, con Samsung Electronics e SK Hynix in caduta libera: -7% e -8,4%, rispettivamente. Tanto che la Korea Exchange ha temporaneamente sospeso le vendite automatiche («program selling»). Questi movimenti rischiano di aumentare le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità del rally dei titoli legati ai produttori di semiconduttori, dopo che il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale ha alimentato una crescita straordinaria del settore.
Le società sudcoreane occupano una posizione centrale nella catena di fornitura mondiale e finora hanno beneficiato della domanda incessante di hardware avanzato. Tuttavia, le oscillazioni recenti del mercato azionario sudcoreano dimostrano quanto rapidamente il sentiment possa cambiare quando emergono dubbi sulla durata di questo boom.
A penalizzare i produttori sudcoreani di chip ha contribuito anche la notizia secondo cui Apple sarebbe in trattative per acquistare semiconduttori da due aziende cinesi, alimentando i timori che il vantaggio competitivo di cui godono Samsung Electronics e SK Hynix possa iniziare a ridursi. «Il fatto che Meta stia valutando di vendere la propria capacità di calcolo in eccesso suggerisce che potrebbe avere difficoltà a trovare un utilizzo efficace di tali risorse oppure che abbia investito in capacità superiori al necessario», ha dichiarato a Bloomberg Vey-Sern Ling, managing director di Union Bancaire Privée. «Ciò avrebbe implicazioni negative per le aziende che forniscono i componenti e le infrastrutture su cui si basa il boom dell'intelligenza artificiale», come quelle presenti in Corea del Sud.
Riguardo, invece, al possibile avvicinamento di Apple a ChangXin Memory Technologies e Yangtze Memory Technologies, la notizia potrebbe indebolire il sentiment riguardo al potere di determinazione dei prezzi delle memorie Dram standard, un vantaggio competitivo attualmente detenuto dai produttori sudcoreani.
La Corea del Sud è stata il mercato azionario con la miglior performance al mondo dall'inizio dell'anno. Tuttavia, la sua forte dipendenza dai due grandi produttori di semiconduttori, Samsung Electronics e SK Hynix, la rende particolarmente vulnerabile a improvvisi episodi di volatilità ogni volta che cambia il sentiment sul settore. Ad aumentare la turbolenza hanno contribuito anchegli Etf a leva, che amplificano i movimenti sia al rialzo sia al ribasso.
«Il mercato coreano potrebbe essere ancora impegnato a smaltire le posizioni speculative con leva detenute dagli investitori retail sui titoli legati all'intelligenza artificiale», ha affermato Gerald Gan, chief investment officer di Reed Capital.
Le vendite hanno colpito in Giappone (indice Nikkei -1,63%) anche il titolo del produttore di memorie Kioxia Holdings, crollato dell’11,12%, e quello del fornitore di servizi di packaging per semiconduttori Ibiden (-6,8%). Stessa sorte per i produttori di componenti elettronici Murata Manufacturing (-5,6%), Furukawa Electric (-5,8%) e Mitsui Mining & Smelting (-9,27%) e per il produttore di strumenti di misura e sistemi di collaudo automatico Advantest (-8,8%). Sotto pressione pure i produttori taiwanesi di chip: il colosso Tsmc ha proseguito la fase negativa (-1,6%) insieme ad altre società della filiera dell'AI.
Più contenute le perdite in Cina. L'indice Shanghai Composite è sceso dell’1,5% e il CSI 300 del 2,5%. L’attività manifatturiera più robusta del previsto e le aspettative di ulteriori misure di sostegno da parte di Pechino hanno contribuito a limitare l'impatto del sell-off sui titoli tecnologici. Infine, l’indice australiano Asx 200 ha perso solo lo 0,10% anche se il Paese ha riportato, a maggio, un inatteso deficit commerciale, alimentando i timori di un rallentamento della domanda internazionale di materie prime, dopo un anno finora molto positivo.
In campo valutario, il Ministero delle Finanze del Giappone potrebbe intervenire, secondo Reuters, per eliminare la speculazione sullo yen, sui minimi da 40 anni (la corsa del dollaro il 2 luglio si è fermata con il cross a 162,361). Le autorità giapponesi starebbero abbandonando la consuetudine di segnalare in anticipo i rischi di intervento, a favore di un approccio più mirato volto a mettere sotto pressione gli speculatori e a rendere più costose le scommesse contro lo yen. Allo stesso tempo, intendono evitare qualsiasi riferimento a una specifica soglia del tasso di cambio che possa essere interpretata come il livello oltre il quale scatterebbe automaticamente un intervento. (riproduzione riservata)