L’Iva sulle importazioni e le transazioni relative alle opere d’arte resta al 22% in Italia. Non è stato approvato l’emendamento, a firma di Alessandro Amorese di FdI, al dl Cultura, ormai approdato in Aula alla Camera e su cui il governo ha posto la fiducia (che si voterà entro la mattinata di giovedì 6 febbraio) quindi ulteriore modifiche sono da escludere.
La proposta consisteva nell’abbassamento dell’Iva al 10% per gli oggetti d’arte, di antiquariato e da collezione ceduti dal soggetto passivo che li ha importati; gli oggetti d’arte ceduti dal soggetto passivo che li ha acquistati dagli autori, dai loro eredi o legatari; gli oggetti d’arte, di antiquariato e da collezione oggetto di acquisto intracomunitario. Una misura che avrebbe permesso di uniformare la disciplina italiana a quella degli altri Paesi Ue. Basti pensare, sottolinea il Gruppo Apollo, che gli altri partner europei hanno regimi fiscali molto più convenienti per l’arte: la Francia e la Germania, ad esempio, hanno l’Iva rispettivamente al 5,5% e al 7%.
A limitare il settore dell’industry dell’arte in Italia che vale 3,8 miliardi (stime Nomisma) si aggiunge la soglia esistente per esportare i beni: è di 13.500 euro mentre nel resto d’Europa è di 300 mila euro. (riproduzione riservata)