E’ in arrivo la piattaforma armonizzata degli Etf all’interno del gruppo Euronext. Lo scopo è quello di avere un unico codice Isin per gli investitori, mentre gli emittenti di fondi passivi potranno evitare di chiedere l’autorizzazione a essere quotati in ognuno dei 7 Paesi dove è operativa la holding dei listini guidata dall’ad Stéphane Boujnah.
Come ha messo in evidenza qualche giorno fa Paul Young, head of Etf capital markets del colosso Vanguard, in Europa il numero di quotazioni di Etf è quasi quattro volte superiore rispetto agli Stati Uniti, con 11.925 strumenti, nonostante il numero complessivo sia quasi uguale (2.967 contro 3.040) e nonostante il fatto che il volume di scambi in Europa risulti nettamente più basso rispetto a quello Usa (2.400 miliardi di dollari contro 38.000 miliardi).
Questo accade perché nel Vecchio Continente le piattaforme sono molte. Di qui la necessità, lato emittenti e lato investitori, di poter operare su una struttura tecnologica unica che a quel punto ha anche il vantaggio di una maggiore liquidità. Nel piano strategico Innovate for Growth 2027 di Euronext, il gruppo ha dichiarato di voler contrastare la frammentazione del mercato «per sbloccarne il potenziale di crescita». In base alla roadmap, è prevista l’introduzione di una «soluzione consolidata a livello europeo per la quotazione, il trading e il post trading degli Etf». Nello specifico, di spostare tutto il segmento del settlement del gruppo da settembre 2026 in Italia (sono le attività di post trading) di cui beneficerà Borsa Spa, grazie alle commissioni ad hoc pagate dagli operatori di mercato. Il clearing di gruppo ha già luogo in Italia.
A cambiare saranno anche i costi di quotazione pagati oggi dagli emittenti per ogni Paese e quindi per ogni Authority coinvolta, che scenderanno a una sola. In Italia la Consob chiede 3.555 euro per ogni veicolo quotato e 270 euro ad ogni aggiornamento di prospetto informativo. Essendo gli Etf quotati in Italia 2037 (655 ad Amsterdam, 719 a Parigi), si tratta di ricavi stimati attorno a 7-8 milioni di euro. Se tuttavia gli emittenti, col pool unico, preferiranno andare dove non pagano nulla (Olanda), potrebbe sorgere in prospettiva un dilemma per l’Italia, quanto meno per la Consob.
Che nel frattempo ha mandato gli ispettori nella sede di Borsa Spa a Piazza Affari e chiesto a Banca d’Italia di inviare i suoi negli uffici di Euronext Securities (ex Monte Titoli) per verificare se esiste una vera autonomia gestionale dell’Italia, ovvero di Borsa Spa, dentro al gruppo Euronext, come previsto dal Tuf. I numeri che girano attorno a questi fondi passivi sono importanti: nel 2023, Amsterdam ha registrato scambi per 21,28 miliardi, Parigi per 35,77 miliardi, Borsa da sola 85,49 miliardi. (riproduzione riservata)