La corsa delle utility «è sostenuta da fondamentali solidi, ma servono regole certe per liberare altri investimenti e non restare indietro». Giuseppe Argirò, ad di Compagnia Valdostana Acque e vice presidente di Elettricità Futura, ha un’altra chiave di lettura di quello che per il mercato è il momento d’oro del settore elettrico.
Domanda. Cosa non la convince?
Risposta. Siamo nel pieno della transizione energetica, il sistema industriale ha ricevuto un messaggio molto chiaro: spingere su rinnovabili, elettrificazione dei consumi e decarbonizzazione. La conseguenza è un’accelerazione degli investimenti. Solo sull’idroelettrico gli operatori sono pronti a mettere in campo nei prossimi anni tra i 12 e i 15 miliardi. Ma a un settore così capital intensive servono autorizzazioni rapide e un quadro finanziario coerente con gli obiettivi industriali. Queste condizioni non sempre sono presenti nel caso dell’Italia, col rischio di limitare i passi avanti nella sicurezza e autonomia strategica. Per la prima volta possiamo arrivarci sfruttando risorse domestiche come acqua, sole e vento. Ma se la transizione energetica, e anche quella digitale, non sono sostenute da un’evoluzione del sistema elettrico, rischiano di indebolirsi. Non possiamo permetterci ritardi nella corsa all’elettrificazione.
D. La crescita della domanda elettrica metterà sotto pressione il sistema e i prezzi?
R. La transizione è un’equazione: se aumenti l’elettrificazione dei consumi per decarbonizzare, devi parallelamente decarbonizzare la generazione. Se queste due dinamiche non procedono insieme, la transizione diventa imperfetta e aumenta l’esposizione alle importazioni di gas. Lo shock energetico ha dimostrato quanto possa essere costosa una dipendenza eccessiva: inflazione, aumento delle bollette, contrazione del reddito e interventi pubblici molto rilevanti. Parliamo di centinaia di miliardi a livello europeo. Per questo accelerare su rinnovabili e accumuli non è solo una scelta ambientale, ma industriale. Significa più autonomia strategica e prezzi più vantaggiosi. Oggi le tecnologie più competitive sono solare ed eolico abbinati agli accumuli. Invece i progetti restano bloccati: avevamo 150 Gigawatt al palo un anno fa, ora il numero è persino aumentato. Senza un’accelerazione autorizzativa rischiamo di perdere competitività.
D. Non crede nel nucleare?
R. È una tecnologia straordinaria e va perseguita, anche se in Italia difficilmente sarà disponibile prima di 10-15 anni. Dire 2035 è già ottimistico. Il problema della competitività energetica è attuale. Non possiamo permetterci di attendere mantenendo l’attuale mix. Servono invece forti investimenti nelle reti di trasporto, come stanno facendo i principali operatori europei. (riproduzione riservata)