L’argento ruba la scena all’oro e fa la parte del leone. Mentre il prezzo del metallo giallo scende in attesa del taglio, scontato, di 25 punti base dei tassi di interesse da parte della Fed, il metallo bianco estende il suo rally (+112% dall’inizio del 2025) raggiungendo nuovi massimi.
L’oro spot cala dello 0,06% a 4.200 dollari l’oncia, invece l’argento spot sale dell’1,21% a 60,92 dollari l’oncia dopo aver toccato un nuovo record assoluto a 61,6144 dollari all’inizio della seduta, sostenuto dall’aumento della domanda industriale, dal calo delle scorte e dalla sua designazione come minerale critico da parte degli Stati Uniti.
Lo scorso 17 ottobre aveva raggiunto un massimo storico a 54,48 dollari l’oncia, superando il precedente di 49,45 dollari di 45 anni prima, il 18 gennaio del 1980. Così l’argento si avvicina al target di BofA entro il 2026 a 65 dollari l’oncia.
«Il metallo prezioso ha superato la soglia di 60 dollari l’oncia, attirando sul mercato più speculatori e seguaci del trend nel breve termine. Questo riflette anche la narrativa della scarsità fisica nel mercato dell’argento», ha sottolineato Carsten Menke, analista di Julius Baer. Arriva, infatti, in un momento in cui l'offerta mineraria si indebolisce, a seguito di un deludente ciclo di investimenti nel settore.
Esiste una scarsità strutturale di argento. Le scorte del metallo bianco sono usate più velocemente di quanto vengano rifornite tramite l’estrazione mineraria o il riciclo. Ciò è dovuto al suo impiego industriale, osserva Ned Naylor-Leyland, gestore del Jupiter Gold & Silver Fund. Oltre a essere usato come riserva di valore di valore monetario, l’argento ha un corso reale come metallo industriale, grazie alle sue proprietà come l’alta conducibilità elettrica superiore a qualsiasi altro elemento e al fatto che è un eccellente catalizzatore per le reazioni chimiche. Oltre il 60% dell’offerta di argento è assorbita dall’impiego industriale.
L’argento è presente praticamente in qualsiasi dispositivo elettronico, dai pannelli solari ai purificatori d’acqua, dai touch screen e smartphone ai veicoli elettrici, semiconduttori e sistemi radar. Secondo i dati del Silver Institute, la domanda industriale di argento è cresciuta del 4% nel 2024 fino a 680,5 milioni di once, raggiungendo così un massimo storico per il quarto anno consecutivo; inoltre, l’anno scorso la domanda di argento ha superato l’offerta, anche in questo caso per il quarto anno consecutivo. «Riteniamo che la carenza di argento sarà gestibile fino ad un certo punto. A differenza dell’oro, non esistono scorte strategiche», precisa Ned Naylor-Leyland.
Anche per Matt Lodge, Commodities Investment Strategist di Global X, «tra i beneficiari più evidenti di questa accelerazione strutturale degli investimenti troviamo rame e argento, metalli che hanno davanti fondamentali di offerta in irrigidimento, mentre le prospettive di domanda appaiono sempre più robuste. L'argento è atteso al suo quinto deficit annuale consecutivo nel 2025, trainato da una domanda industriale sostenuta e flussi verso gli Etf. Il rame, nel frattempo, dovrebbe passare da surplus a deficit nel 2026, almeno a livello di materiale raffinato».
E se ciò che muoverà l’oro non è il taglio in sé dei tassi Usa, ma più che altro le indicazioni per il futuro (i rendimenti più alti dei Treasury Usa con il 10 anni al 4,20% stanno esercitando pressioni sul lingotto in questo momento), nelle ultime settimane la domanda di oro da parte degli investitori non è stata così forte come per l’argento. Detto questo, qualsiasi correzione dell’oro potrebbe portare a una maggior volatilità dell’argento, ha avvertito Carolane de Palmas, analista di ActivTrades.
Tassi più bassi tendono a favorire asset privi di rendimento come l’oro. Tanto che Rbc Capital Markets ha alzato le sue previsioni a lungo termine per il prezzo dell’oro, stimando una media di 4.600 dollari l’oncia nel 2026 e di 5.100 dollari nel 2027 alla luce dei rischi geopolitici, delle politiche monetarie più accomodanti e dei deficit di bilancio persistenti.
Certo, le aspettative per tassi Fed in ribasso aiutano, «ma di fatto lo slancio arriva anche da ragioni strutturali, con una domanda in crescita e nettamente superiore all'offerta. Ecco, quindi, che ci proiettiamo verso un nuovo anno di deficit strutturale», spiega Carlo Alberto De Casa, analista di Swissquote. Uno scenario che, grazie alla forte domanda industriale, «potrebbe durare nei prossimi anni grazie alla domanda in arrivo da pannelli fotovoltaici, auto elettriche e tecnologie varie». Lato tecnico, conclude De Casa, «il trend è ancora nettamente rialzista, con l'argento che naviga in prezzi sin qui inesplorati». (riproduzione riservata)