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Apple, a rischio la difesa contro la profilazione pubblicitaria
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Apple, a rischio la difesa contro la profilazione pubblicitaria

17 novembre 2025, 10:00 Ultimo aggiornamento: 11:29

Si moltiplicano i timori che Apple potrebbe essere costretta dall’Autorità Garante a ritirare uno dei sistemi più efficaci e graditi ai consumatori per gestire l’uso dei propri dati da parte di terzi, l’App Tracking Transparency, che permette di gestire in modo chiaro e comprensibile da chiunque il tracciamento delle attività svolte all’interno di ogni singola app da parte dei terzi

Accanto al possibile allentamento delle rigide normative europee sulla protezione dei dati personali dai sistemi di intelligenza artificiale, un’altra minaccia per la privacy si profila proprio per gli utenti italiani. Si moltiplicano infatti i timori che Apple potrebbe essere costretta a ritirare uno dei sistemi più efficaci e graditi ai consumatori per gestire l’uso dei propri dati da parte di terzi, l’App Tracking Transparency, che permette di gestire in modo chiaro e comprensibile da chiunque il tracciamento delle attività svolte all’interno di ogni singola app da parte dei terzi.

Un meccanismo introdotto nel 2021 con il sistema operativo iOS 14 e diventato subito estremamente popolare, con una percentuale di utilizzo del 75%, e decisamente più immediato, comprensibile e facile da utilizzare rispetto ai frame con lunghe spiegazioni e arzigogolate espressioni legali e, in taluni casi, con scelte multiple che scoraggiano gli utenti a utilizzarle.

Il paradosso è che l’obbligo di rimozione potrebbe essere comminato a Apple da parte dell’Autorità garante italiana, pressata dalle lobby delle società che fanno uso dei dati e che da subito avevano cercato di ostacolare questo meccanismo. Le azioni di Meta (Facebook e Instagram), per esempio, avevano subito una decisa flessione all’introduzione di questo meccanismo, talmente efficace che, secondo uno studio commissionato da Apple alla società di ricerca Dynata, il 75% degli utenti di Android, il sistema operativo di Google per smartphone e tablet, vorrebbe un sistema simile sui propri dispositivi.

La posizione di Apple sulla privacy

«In Apple, crediamo che la privacy sia un diritto umano fondamentale e abbiamo creato App Tracking Transparency per offrire agli utenti un modo semplice per controllare se le aziende possono tracciare le loro attività su altre app e siti web», recita una nota di Apple. «Questa funzionalità è stata accolta con entusiasmo dai nostri clienti e apprezzata dai sostenitori della privacy e dalle autorità per la protezione dei dati in tutto il mondo.

Non sorprende che l'industria del tracciamento continui a contrastare i nostri sforzi per dare agli utenti il controllo sui propri dati e ora intense attività di lobbying in Italia e in altri paesi europei potrebbero costringerci a ritirare questa funzionalità a scapito dei consumatori europei. Continueremo a sollecitare le autorità competenti in Italia e in tutta Europa affinché consentano ad Apple di continuare a fornire questo importante strumento per la privacy ai nostri utenti».

L’efficacia dell'App Tracking Transparency rispetto al GDPR

L’efficacia dell’App Tracking Transparency, oltre alla sua semplicità d’uso, è legata al funzionamento, che impedisce all’app di accedere a parametro Identifier for Advertisers (Idfa), limitando notevolmente la capacità di tracciare l’utente se questi nega l'autorizzazione. La motivazione che potrebbe essere addotta, ovvero che il regolamento europeo per la protezione della privacy, il Gdpr, prevede già regole per gestire il consenso sembra non tenere conto della realtà fattuale, ovvero della diversa semplicità e immediatezza d’uso – e quindi efficacia – tra le impostazioni di Apple e quelle delle autorità, con tutto quanto ne consegue.

Non a caso Apple ha sempre considerato il Gdpr una base da cui partire, e non un punto di arrivo nella protezione della privacy. Apple ha contestato inoltre le accuse di vantaggio indebito riservato a se stessa rispetto alle app della concorrenza, spiegando che le proprie app, come da tradizione, non tracciano in nessun caso gli utenti per cedere poi i dati a terze parti e addirittura, anche in caso di cookie di prima parte, ovvero i dati raccolti per ragioni tecniche, viene chiesto il consenso anche se non strettamente richiesto dalla legge.

Apple si sta impegnando quindi a continuare le interlocuzioni con l’Autorità garante, che potrebbe esprimersi a metà dicembre sul punto, per evitare che agli utenti sia tolto uno strumento efficace e gradito per difendere la propria privacy in un contesto storico in cui la stessa è sempre più a rischio anche per le capacità di sistemi come i framework AI. (riproduzione riservata)



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