Il boom del turismo globale continua, «è chiaro ed evidente. Nonostante varie crisi, dall’11 settembre alla pandemia fino alle tensioni geopolitiche attuali, il rimbalzo è sempre rapidissimo e la spinta per il turismo è enorme, ha il vento in poppa e non si fermerà».
Parola di Manfredi Lefebvre d’Ovidio, nato a Roma, classe 1953, presidente di Heritage Group, recentemente designato nuovo chairman del World Travel & Tourism Council (WTTC) e che tra qualche settimana assumerà ufficialmente l’incarico durante il Global Summit in programma a Roma dal 28 al 30 settembre, confermandosi come una delle figure più influenti del turismo globale.
Con oltre quarant’anni di esperienza nel settore crocieristico di segmento elevato, Lefebvre è considerato una figura pionieristica. Il family office gestito dall’imprenditore visionario è socio di Royal Carribbean: nel 2018 le ha venduto, per un miliardo di dollari, i due terzi della società di famiglia Silversea Cruises, convertendo nel 2020 il rimanente terzo in azioni. La sua famiglia è azionista di controllo di Abercrombie & Kent, una società che organizza viaggi in tutto il mondo per una clientela facoltosa. Tre anni fa ha acquisito marchio, navi e personale della Crystal Cruises, una compagnia di crociere di segmento elevato appartenuta al gruppo Genting Hong Kong e fallita negli anni del Covid.
Insomma, un osservatore privilegiato non solo nel turismo, ma nella finanza in generale.
«Il successo nel turismo crea una serie di esigenze. Se il turismo si concentra sempre nelle stesse destinazioni porta alla saturazione, mentre il mondo è pieno di bellezze e le stagioni ormai sono più lunghe. Per queste servono più collaborazioni, soprattutto nel campo dei trasporti e delle infrastrutture», osserva a MF-Milano Finanza l’armatore impiantato ormai da tempo nel Principato di Monaco.
Un esempio su tutti: «oggi ci sono 32 milioni di crociere, arriveranno a 40 milioni a fine 2030: c’è una crescita notevolissima e questo richiede di spargere nel corso dell’anno e su più destinazioni il turismo. Per questo è quanto mai necessario una collaborazione con i governi, così come è fondamentale rafforzare le infrastrutture e, di conseguenze, le collaborazioni pubblico-privato».
Lo stesso vale per l’Italia?
«Dopo il 2023, l’anno (post Covid) straordinario per il turismo italiano anche questo è un momento felice. Come durante il governo Renzi, è un momento positivo: l’Italia è considerata più affidabile grazie ad un governo stabile che ha come focus la sicurezza. E il turismo è molto condizionato dalla sicurezza, così come gli investimenti sono condizionati dalla stabilità dell’economia. L’importante è fare cambiamenti senza strappi che portano shock nel mondo economico ed avere l’abilità di fare una evoluzione positiva. In questo senso il lavoro che sta portando avanti in Italia il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti è un lavoro di continuità con l’agenda Draghi».
Per l’armatore – quasi 2 miliardi di patrimonio stimato da Forbes - dunque, ben vengano le norme per attrarre gli investitori in Italia.
«La polemica portata avanti dalla Francia sui ‘paperoni’ è una trovata ridicola. La Francia ha già i suoi schemi fiscali per attirare altre categorie, come ad esempio il regime speciale per gli investimenti del Qatar. Non voglio fare l’antifrancese, ma è bene che ognuno guardi in casa propria. Grazie a queste norme fiscali l’Italia è ritornata al centro dell’economia europea, non è più periferica, ma centrale».
Anche se le agenzie di rating hanno assegnato un giudizio di tripla B all’Italia rispetto alla doppia A della Francia?
«L’Italia sconta un passato di governi instabili e di finanza per comprare i voti, ma i motivi di crisi interni ci sono anche negli altri Paesi» evidenzia Lefebvre sottolineando che «oggi sicuramente la Spagna è il nostro avversario più temibile, dal punto di vista del turismo. Tutti i più grandi gruppi alberghieri sono spagnoli. È qui la vera pecca dell’Italia. Non siamo riusciti a creare grandi gruppi operativi nel settore, nonostante siamo un grande polo di attrazione mondiale su tutti i fronti: dal turismo religioso a quello culinario, da quello artistico fino a quello della moda».
Quello che ancora manca per l’imprenditore «è una grande azione per creare un vero e proprio polo del turismo in Italia. Abbiamo una serie di grandi imprenditori, penso ad esempio a Gianluigi Aponte (Msc) o Andrea Pignataro, tanto per citarne alcuni, ma non abbiamo gruppi che coagulano. È questo il vero gap dell’Italia su cui bisognerà lavorare: favorire aggregazioni nazionali che diventino poi mondiali. Insomma, quello che serve è un vero grande polo del turismo alberghiero per far diventare l’Italia un centro di eccellenza mondiale del turismo», conclude. (riproduzione riservata)