Unicredit potrebbe finalmente uscire dalla Russia se ci fosse una svolta decisiva nella guerra in Ucraina. E’ quanto ha detto l’ad Andrea Orcel al Financial Times nel corso di un’intervista. Il gruppo milanese, che nel frattempo ha lanciato un’ops su Banco Bpm, vorrebbe rilevare Commerzbank in Germania ed è sopra il 5% in Generali, è anche uno dei pochi grandi istituti di credito occidentali rimasti in Russia da quando il Paese ha invaso l’Ucraina tre anni fa.
L’ad Orcel ha spiegato che la fine delle ostilità potrebbe fornire a Unicredit condizioni migliori dopo che la banca italiana si è rifiutata di cedere la controllata russa se non ad un «prezzo equo», fra mille difficoltà normative e legali e soprattutto pressioni di Mosca a cedere a valori irrisori.
«Se il quadro politico cambia, la nostra capacità di vendere la banca in Russia a condizioni più interessanti è destinato a migliorare, perché, la situazione si normalizzerà per entrambe le parti», ha aggiunto Orcel nel corso dell'intervista. «Quindi potremo uscire a prezzi decisamente migliori».
I commenti arrivano dopo il summit fra Usa e Russia in Arabia Saudita questa settimana per porre fine al conflitto, un summit che ha estromesso peraltro l'Ucraina e la stessa Unione Europea. Quest’ultima, nel frattempo, si è riunita a Parigi sullo stesso tema.
Société Générale e Ing sono due istituti di credito europei che hanno preferito uscire comunque subito dalla Russia subendo forti svalutazioni, dal momento che per poter lasciare il Paese l’operazione aveva bisogno di essere controfirmata dal presidente Vladimir Putin. Unicredit ha invece continuato a operare in Russia nonostante le pressioni da parte di Ue Bce di accelerare l’exit.
La banca si è «impegnata seriamente negli ultimi tre anni con un numero significativo di controparti nell'esplorazione di tutte le opzioni di uscita dalla Russia», ha aggiunto Orcel, «ma date le diverse complessità e sanzioni in atto, non siamo stati in grado di andare avanti col processo».
La Russia ha inciso per il 5% dei ricavi totali del gruppo lo scorso anno, sono saliti del 9% a 1,3 miliardi di euro nel 2024. Sempre la Russia ha contribuito con 577 milioni di euro di utile netto annuale su 9,3 miliardi totali.
Tuttavia, Unicredit ha nel frattempo ridotto molto prestiti e depositi in Russia e ha aggiunto di essere compliant alle richieste della Banca centrale europea di un ridimensionamento in loco. La banca si aspetta quindi che i profitti derivanti dalle attività russe siano «marginali» entro il 2027.
«A meno che non sia costretto, non venderò la Russia per un euro o a un valore che non sia un prezzo equo», ha detto Orcel la scorsa settimana. E ha aggiunto al FT che il potenziale recupero dell'economia europea dalla fine della guerra in Ucraina è stato sottovalutato. «La fine della guerra, che spero avvenga alle giuste condizioni, eliminerà l'incertezza geopolitica... e i livelli di investimento e rimbalzo saranno davvero significativi. I mercati lo hanno ignorato per ora, ma lo vedremo».
Interpellato sui rapporti sempre più tesi tra Washington e i paesi europei da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca il mese scorso, Orcel ha spiegato che gli Stati Uniti stanno dicendo all'Europa che deve «reggersi sulle proprie gambe… un campanello d'allarme positivo…. Se vogliamo difendere i nostri ideali e la nostra democrazia, dobbiamo diventare un blocco economico forte», ha detto Orcel, aggiungendo di essere «ottimista» sul futuro dell'Europa. (riproduzione riservata)