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Donald J. Trump
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America a tutto cripto, sul bitcoin con Trump è in corso un cambio di paradigma

22 novembre 2024, 18:40 Ultimo aggiornamento: 19:36

Gary Gensler lascia la presidenza della Sec e l’annuncio spinge il bitcoin a un soffio dai 100.000 dollari. Mike Horowitz (Galaxy): con Donald Trump è in atto un cambio di paradigma e tutto il mondo dovrà prenderne atto 

Una vera liberazione. Così i bitcoiner hanno salutato la decisione di Gary Gensler di lasciare la presidenza della Sec in anticipo rispetto alla scadenza del suo mandato. Gensler si dimetterà il prossimo 20 gennaio 2025, il giorno stesso dell’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. D’altronde lo stesso Trump in campagna elettorale era stato categorico, proclamando che una volta tornato alla Casa Bianca avrebbe subito licenziato Gensler. In realtà, il tycoon non avrebbe potuto farlo e Gensler si sarebbe potuto aggrappare alla poltrona fino alla scadenza naturale del suo mandato, nel 2026. Ma evidentemente ha ritenuto non opportuno iniziare uno sterile braccio di ferro con la nuova amministrazione.

L’euforia dei bitcoiner nella serata di giovedì 21 si è concretizzata con un nuovo balzo della criptovaluta, che è arrivata a sfiorare i 100.000 dollari, segnando il nuovo record di tutti i tempi a 99.517 dollari. Nella serata di venerdì 22 il bitcoin era arretrato a 98.900 dollari. Da ricordare che il 4 novembre, il giorno prima della vittoria di Trump alle elezioni, la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto veniva scambiata intorno ai 67.800 dollari.
 

Il successo degli Etf

Gensler è la bestia nera dei bitcoiner soprattutto perché ha cercato di ritardare in tutti i modi il lancio degli Etf spot sul bitcoin e alla fine il 10 gennaio scorso ha dovuto dare il via obtorto collo, solo per rispettare una sentenza della Corte d’appello. Facile prevedere che con lui alla Sec e Kamala Harris alla Casa Bianca sarebbero state fatte leggi molto restrittive per il settore delle criptovalute.

Visto lo scampato pericolo, era nella logica delle cose che il bitcoin puntasse a quota 100.000 dollari. E d’altronde si è arrivati a queste quotazioni anche grazie al successo nettamente superiore alle aspettative proprio degli Etf spot sul bitcoin, che secondo i dati relativi a giovedì 21 novembre gestiscono circa 104 miliardi di dollari. Ormai manca poco al sorpasso degli Etf sull'oro, che gestiscono circa 120 miliardi di dollari. Come se non bastasse, stanno avendo grande successo anche le opzioni su Ibit, l’Etf spot bitcoin di BlackRock, che hanno esordito sul Nasdaq martedì 19. C’è poco da fare, il bitcoin va di moda a Wall Street.

Bitcoin nella riserva strategica del Tesoro Usa?

A rendere il quadro ancora più roseo è il fatto che la nuova amministrazione sarà proattiva nei confronti del settore. Trump ha promesso di rendere gli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute e di creare un Consiglio consultivo per le stesse, a cui parteciperanno, come ha detto David Bailey, ceo di Bitcoin Magazine, «i principali dirigenti delle aziende americane» del settore. Secondo alcune fonti, riportate da Reuters, il Consiglio dovrebbe collaborare con il Congresso sulla legislazione in materia di criptovalute e preparare l’istituzione di una riserva strategica del Tesoro Usa in bitcoin. Quest’ultima iniziativa avrebbe effetti dirompenti a livello mondiale, visto che molti Stati prenderebbero esempio dagli Stati Uniti (per ora ce l’hanno solo El Salvador e il Bhutan).

Il cambio di paradigma

A riassumere la situazione ci ha pensato Michael Novogratz, fondatore e ceo di Galaxy, un colosso specializzato in investimenti nel settore cripto, che in un’intervista a Cnbc ha dichiarato: «Con l’elezione di Trump c’è stato un cambio di paradigma. Ora sono alle spalle quattro anni di un clima politico e normativo molto duro per gli operatori del settore. Quasi tutti gli esponenti del gabinetto Trump possiedono bitcoin. Persino Robert F. Kennedy Jr. ha dichiarato che il suo intero patrimonio netto è in bitcoin. Quindi le persone al comando sono molto favorevoli al settore cripto, sono a favore dell’innovazione e degli asset digitali, sono favorevoli al bitcoin. E credo che il resto del mondo debba prenderne atto».

L’Italia non segue l’America

Di certo non ne ha preso atto l’Italia, dove il commissario della Consob Federico Cornelli ha lanciato l’ennesimo anatema contro il settore. «Molti giovani», ha dichiarato «hanno come asset class il bitcoin o altre criptovalute, finora, all'ingresso della Micar, non regolamentate, dentro la Micar un po’ regolamentate, secondo me non perfettamente. Va ricordato sempre che questi strumenti sono altamente speculativi. Sotto non c'è nulla, come ha detto nella relazione annuale al mercato il presidente della Consob Paolo Savona. Sotto non c'è un debitore». «È importante ricordarlo», ha sottolineato Cornelli «anche perché se mai un giorno dovesse scoppiare la bolla, nessuno venga a chiedere risarcimenti alle autorità o ai governi».

Ulteriore differenza fra Italia e Stati Uniti è anche l’atteggiamento del governo, che al momento della presentazione della manovra di bilancio ha annunciato a sorpresa un aumento dell’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute al 42% dal 26% a partire dal primo gennaio dell’anno prossimo. Sono stati presentati diversi emendamenti e dovrebbe essere approvato quello della Lega per ridurre l’aliquota dal 42% al 28%. Mentre, vale la pena ricordarlo, la tassazione delle vincite al SuperEnalotto è al 20%. (riproduzione riservata)



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