Solo qualche giorno fa Satispay ha finalizzato un round da 120 milioni di euro per dare più forza al suo business che si espande nel banking, a cominciare dall’offerta di carte di pagamento e di prodotti di investimento.
Eppure, nella testa di Alberto Dalmasso, co-fondatore e ceo della super app italiana per i pagamenti, potrebbe esserci molto di più. «Satispay è sempre pronta a quotarsi», ha detto nell'intervista a CEO: Next Gen, il format video di Milano Finanza e Class CNBC condotto da Elisa Piazza e Pasquale Ancona dedicato al racconto della nuova generazione di manager e imprenditori italiani. I tempi per la quotazione, però, li detta il mercato: «Per la nostra situazione attuale - continua Dalmasso - non ha senso nel breve termine, ma le condizioni possono cambiare da un momento all'altro».
Fondata nel 2013 in una soffitta a Torino da Dalmasso insieme a Dario Brignone e Samuele Pinta, Satispay è considerata uno dei primi veri unicorni italiani della tecnologia. Oggi conta oltre 6,5 milioni di utenti, più di 700 dipendenti e un fatturato annualizzato che ha già superato i 110 milioni di euro. La crescita viaggia vicino all'80% su base annua, con un obiettivo dichiarato di un miliardo di fatturato entro il 2030, la soglia che, secondo Dalmasso, renderebbe la quotazione non solo possibile ma razionale.
Se dovesse avvenire, il palcoscenico naturale sarebbe Wall Street più che una piazza europea: «L'Europa paga il fatto di non avere una borsa unica», ha osservato, citando la marginalizzazione di Londra dopo la Brexit e i multipli penalizzanti delle borse continentali per i titoli ad alta crescita.
Il nuovo round da 120 milioni serve intanto a finanziare la trasformazione di Satispay da app di pagamento a piattaforma finanziaria integrata. Nelle ultime settimane sono stati lanciati prodotti assicurativi per consumatori ed esercenti, come il buy now pay later, e sono attivi quattro fondi di investimento accessibili direttamente dall’app. «Non escludiamo nulla», ha detto Dalmasso, aggiungendo che l'internazionalizzazione — già avviata in Francia, Lussemburgo e Germania — sarà finalizzata solo quando il mercato italiano avrà raggiunto una profittabilità «ampia» da usare come base di lancio.
Ma nell'intervista a CEO: Next Gen Dalmasso ha parlato anche di sé, del metodo e dell'approccio alla costruzione di un'azienda. È considerato, a ragione, il primo tra i founder italiani di una generazione che ha dimostrato che fare tech di scala dall'Italia è possibile: partito con 60mila euro di capitali personali e un video girato con l'iPhone mandato a sessanta amici, ha costruito un network di investitori e talenti che oggi guarda — con prudenza, ma senza escluderlo — ai mercati pubblici. «L'IPO è quello che ti forza a creare un business che sta in piedi da solo», ha detto. Non una promessa, ma una direzione.
L'intervista completa è disponibile su tutte le principali piattaforme podcast al link CEO: Next Gen. (riproduzione riservata)