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Paolo Savona
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AI, l’Italia dispone di competenze forti ma disorganizzate

di Paolo Savona*
23 giugno 2026, 21:30 Ultimo aggiornamento: 21:31

La decisione degli Stati Uniti, annunciata nel corso della recente riunione del G7, di far partecipare altri «trusted partner» (paesi affidabili) al progetto Glasswing condotto dalle big tech americane per trovare una soluzione al problema della sicurezza degli Stati, delle imprese e delle banche allontana il rischio di un neo-colonialismo tecnologico da parte dell’Amministrazione Trump, ma richiede due precisazioni.

La prima riguarda l’estensione della collaborazione tecnica proposta, perché parrebbe che essa non riguardi il codice Mythos di Anthropic bensì il codice Fable, che sarebbe meno potente per ragioni di sicurezza.

La seconda concerne i modi con cui si realizzerebbe tale collaborazione, perché richiede la presenza di tecnici della materia dotati di specifica preparazione che non può essere affidata a regole tipiche della pubblica amministrazione. Anthropic di Amodei ci ha insegnato che occorre affidare direttamente il compito alle nuove e potenti capacità dell’AI (la powerful AI), che possono violare qualsiasi sistema di sicurezza pubblico e privato ma anche proteggerlo con i suoi stessi mezzi.

Le forme in cui si realizzerà la collaborazione riguardano da vicino anche l’Italia, perché non può affidare ad altri la sicurezza delle proprie istituzioni pubbliche e private né sottovalutare la dipendenza da organizzazioni esterne che si profila. Queste sono utili purché non diventino dominanti, come si delinea per i ritardi accumulati, non solo da noi, nella potenza di calcolo necessaria, che pongono gli Stati Uniti e la Cina in condizioni di dare una risposta al problema; invero quest’ultima non solo ha potenziato la capacità computazionale ma sta anche affidando la soluzione a piccole unità capaci di risparmiare energia e acqua, un problema tra i problemi. Questa soluzione meglio si adatta alla qualità imprenditoriale e ai ritardi del nostro Paese.

L’Italia ha le competenze, deve decidere come investire le risorse

In un recente articolo sul Financial Times Martin Wolf, uno dei principali analisti di geopolitica economica, solleva il problema di come mantenere sotto controllo l’incredibile potenza dell’AI e riporta un grafico di John Burn-Murdoch che segnala l’esistenza di Paesi che sono molto eccitati dalla novità ma che agiscono poco in concreto per usarla, indicando che l’Italia è al secondo posto di una lunga lista di Paesi che hanno la stessa caratteristica; restano indietro anche i principali Stati membri dell’Ue, con un lieve maggiore impegno da parte della Francia, perché l’Unione ritiene di poter controllare l’uso improprio dell’AI mediante regole amministrative che puntano su autorizzazioni, proibizioni e sanzioni nell’uso dell’intelligenza artificiale affidando la gestione alle istituzioni esistenti e sottovalutando la necessità di dotarsi di infrastruttura di base.

Molti ritengono che ormai i giochi siano fatti, ma si ignora che è solo un problema di dove investire le ingenti risorse disponibili, perché la professionalità e la vocazione etica esistente nelle università e in taluni centri privati potrebbero contribuire a colmare il ritardo accumulato, se trovassero adeguata accoglienza. Un esempio è il gruppo Iiec-Luiss, che avvalendosi della potenza di calcolo del Cineca di Bologna e del sostegno di alcune istituzioni coscienti del problema ha ottenuto promettenti risultati.

L’Italia può avere carenze, ma non certo nel campo delle conoscenze sull’AI: basta leggere la composizione dei board delle principali società internazionali di servizi in materia per incontrare ai vertici oriundi italiani o esperti espatriati; ciò che a noi manca è un’organizzazione delle forze esistenti che superi la visione miope, non di rado settaria, di come affrontare il problema, che tocca anche quello del riarmo. Oggi la difesa abbraccia gli aspetti militari e della powerful AI imponendo decisioni congiunte di investimento e di destinazione delle ingenti spese necessarie, che mutano la tradizionale disputa tra «burro e cannoni» essendo la quantità del primo strettamente connesso all’uso dell’intelligenza artificiale. (riproduzione riservata)

*economista ed ex presidente Consob



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