Adam Back dice di non sapere chi è Satoshi Nakamoto, con lui ha sempre avuto solo rapporti via e-mail. Però è stato fondamentale per Satoshi perché nel 1997 ha inventato hashcash, un sistema per bloccare lo spam che ha ispirato il procedimento di estrazione dei bitcoin. Back, nato a Londra nel 1970, è ceo di Blockstream e continua a sviluppare la tecnologia blockchain del bitcoin: ora ha messo a punto Liquid Network, che velocizza le transazioni e aumenta la scalabilità della blockchain, un passo necessario per arrivare alla tokenizzazione di tutti gli asset, ossia al processo di conversione di azioni, obbligazioni, immobili e materie prime in token digitali da mettere sulla blockchain per renderne più facile l’accesso ai piccoli investitori, passaggio auspicato anche da Larry Fink, il gran capo di BlackRock.
Back è ospite della terza edizione del Plan B Forum di Lugano e alla vigilia, giovedì 24, sempre nella città del Canton Ticino ha partecipato a Thunderstorm, evento organizzato da Fulgur Ventures per presentare agli investitori istituzionali della finanza tradizionale, con particolare attenzione ai family office, le opportunità offerte dalla tokenizzazione. Tra una tavola rotonda e l’altra Back ha risposto alle domande di Milano Finanza.
Domanda. Perché, secondo lei, Satoshi Nakamoto ha sentito la necessità di creare il bitcoin?
Risposta. Nei suoi scritti non ha spiegato la motivazione, ma nel blocco Genesis ha inserito nel codice la prima pagina del numero del 3 gennaio 2009 del Times di Londra, dove spicca il titolo: «Il Cancelliere (dello Scacchiere, ndr) sull’orlo di un secondo salvataggio delle banche». Con questo Satoshi dà l’idea di essere preoccupato dagli effetti collaterali dovuti alla necessità di avere fiducia negli intermediari e di avere una moneta controllata dai politici. Nei suoi scritti parla di Quantitative Easing e di azzardo morale in un Paese che si trova in una situazione economica difficile.
D. Qual è la ricetta di Satoshi per risolvere questa situazione?
R. La cosa da fare è assicurare che le persone che hanno preso rischi irrazionali perdano il loro denaro e che le aziende che hanno agito in maniera più saggia comprino gli asset in modo da ottenere un sistema finanziario più prudente. In realtà è successo il contrario di quanto auspicato da Satoshi: le banche centrali hanno stampato una valanga di moneta e i governi hanno salvato le banche che hanno commesso errori. Questo non ha fatto altro che perpetuare i problemi. E così entra in gioco il libro bianco del bitcoin, in cui Satoshi spiega come fare transazioni su Internet senza intermediari.
D. Che cosa è cambiato con il lancio negli Stati Uniti degli Etf spot sul bitcoin?
R. Penso che per molta gente sia tecnicamente difficile acquistare bitcoin, in quanto è abituata ad affidare gli investimenti a un broker. Gli stessi broker spesso non hanno modo di comprare direttamente, ma ora grazie agli Etf hanno modo di esporsi al bitcoin e così, tramite loro, può farlo anche il piccolo investitore privo di competenze tecniche.
D. Il governo italiano ha aumentato al 42% l’aliquota sulle plusvalenze da bitcoin, spiegando che vuole scoraggiare questo investimento perché non ha utilità sociale...
R. È un affermazione molto aggressiva. Io penso invece che il bitcoin abbia molta utilità sociale perché protegge dall’inflazione, che è una forma di tassazione. Quando i governi commettono errori di politica economica e finanziaria, invece, cercano di far pagare tali errori all’intera società. Capisco che il bitcoin sia molto impopolare tra i politici perché consente ai cittadini di proteggersi dai loro errori.
D. A fine anno quanto varrà il bitcoin?
R. È abbastanza realistico che arrivi a 100.000 dollari. E a fine 2025 potrebbe raggiungere i 500.000 dollari. Nel giro dei prossimi due anni, poi, penso che la sua capitalizzazione, che oggi è di circa 1.300 miliardi di dollari, raggiunga quella dell’oro. Questo perché ci sarà una riallocazione dei portafogli: secondo me molti investitori, compresi gli Stati, venderanno oro per investire parte del ricavato in bitcoin. Un sintomo di questo prossimo sviluppo è che stanno aumentando i flussi verso gli Etf sul bitcoin mentre stanno crescendo i deflussi dagli Etf sull’oro. Sono convinto che il bitcoin sarà sempre più considerato l’oro digitale anche perché è molto più facile e a buon mercato comprare e vendere bitcoin piuttosto che lingotti. (riproduzione riservata)