Con le banche centrali (Bce in primis) che hanno ormai avviato il ciclo di taglio ai tassi di interesse, gli investitori sono al bivio: per cercare rendimento nei bond i titoli di Stato possono ancora dare soddisfazioni, o è tempo di guardare altrove e alzare un po’ il livello di rischio? Per chi volesse orientarsi verso questa seconda opzione, una possibile scelta è quella delle obbligazioni di tipo high yield.
Nella categoria rientrano i titoli di debito emessi da aziende o governi considerati a rischio default dalle agenzie di rating. Questo rischio, per gli investitori, viene in genere pagato con cedole più alte. Stime alla mano, il rischio di default potrebbe essere oggi sotto controllo. Una recente analisi di S&P ha previsto che il tasso di default delle imprese europee di grado speculativo dovrebbe diminuire nel corso di quest'anno, raggiungendo il 3,75% entro dicembre 2025, in calo rispetto al 4,5% registrato a dicembre 2024. Attenzione però: al tempo stresso, precisa Nick Kraemer, S&P Global Ratings Credit Research & Insights, «il tasso di insolvenza rimane storicamente elevato, soprattutto a causa dell'aumento del ricorso a scambi di titoli in sofferenza e a ristrutturazioni del debito», tanto che «gli emittenti con rating CCC-C devono ancora affrontare un accesso limitato al mercato primario e considerevoli scadenze in sospeso».
Per chi volesse esporsi all’asset class con comparti di investimento dedicati, la tabella in basso elaborata da Fida propone una selezione di fondi attivi ordinati per rendimento da inizio 2025. La loro performance media è del 2,2%, con punte intorno al 3,5%, che vola al 10,1% su un orizzonte annuo e arriva all’8% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi variabili, che vanno da un massimo del 2% a un minimo dello 0,6%. La media delle commissioni dei comparti in esame è di poco inferiore all’1%.
Primo in graduatoria Fida, con una rendimento da inizio anno del 3,5%, è un fondo di AcomeA Sgr, il Performance, che arriva all’11,6% a un anno con commissioni nella media: 0,9%. Secondo il portfolio manager, Daniele Bivona, «il mercato high yield globale sembra oggi vulnerabile a possibili correzioni, con spread vicini ai minimi storici». In questo contesto sfidante, il money manager sta optando per «storie idiosincratiche selezionate, soprattutto sui mercati emergenti, dove specifiche emissioni sovrane e corporate in valuta forte presentano un profilo rischio-rendimento asimmetrico e riescono ancora a offrire rendimenti in euro tra il 6 e l’8%». Anche in Europa, prosegue Bivona, «non mancano alcune opportunità interessanti in quei settori che potrebbero beneficiare dalla ricostruzione in Ucraina e dal possibile consolidamento strategico settoriale del continente».
Man Group si approccia all’asset class con il fond Man High Yield Opportunities, che cresce del 2,2% nel 2025 e del 14,6% su una prospettiva triennale, con costi dello 0,6%. Mike Scott, head of global high yield & credit opportunities, è interessato ai titoli europei. «L'Europa sembra offrire il valore più interessante: gli spread di credito nei mercati europei ad alto rendimento stanno prezzando almeno un certo rischio di rallentamento della crescita, che il mercato statunitense non sta incorporando». Questa divergenza, prosegue il money manager, «si accentua man mano che si scende nello spettro del credito: gli spread delle società con rating B europee sono notevolmente più ampi rispetto alle loro controparti statunitensi, quelli dei bond con rating CCC in Europa sono quasi il doppio rispetto a quelli americani».
Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) compare in graduatoria con tre comparti: EurizonAM Sicav High Yield Bond (+2% nel 2025, costi dello 0,75%), EurizonAM Sicav HY 1-5 years Euro Hdg (+1,7%, commissioni dello 0,65%) e EF Bond High Yield (+1,6%, costi dell’1,2%). Massimo Spadotto, responsabile credit strategies, ritiene che «sul fronte aziendale i fondamentali restano solidi in termini di leva finanziaria e posizione di cassa», mentre lato rendimenti «questi risultano ancora interessanti da un punto di vista assoluto e storico». Per quanto riguarda le geografie, Spadotto pensa che «il mercato high yield americano continua a risultare interessante, grazie a un contesto macro favorevole, sostenuto da una crescita economica robusta». Il mercato europeo invece «offre opportunità di recupero, alimentate dalla risoluzione di conflitti geopolitici e dal miglioramento graduale del quadro economico». I settori da preferire? «L’automotive, dove si può ancora beneficiare dell’ampio movimento di correzione dell’anno scorso, gli strumenti At1 o il comparto dei satelliti». (riproduzione riservata)