I rendimenti obbligazionari europei sono scesi per la seconda sessione consecutiva, con il Bund tedesco che torna in territorio negativo raggiungendo il livello più basso da fine gennaio intorno al -0,10% (attualmente a -0,061%). Anche lo yield del Btp decennale italiano vede un grande calo e torna sui 140 punti base, con il prezzo delle obbligazioni che raggiunge quasi quota 96 euro. Le ripercussioni del conflitto in Ucraina non si fanno sentire solo sui mercati dei titoli di stato e da un punto di vista meramente geopolitico. Le possibili interruzioni alle forniture di gas e un ulteriore spinta a rialzo dei prezzi potrebbe mettere alle strette le decisioni delle banche centrali occidentali che erano già pronte per la normalizzazione delle politiche monetarie; si noti che al momento il prezzo del greggio ha superato i 100 dollari con una performance dell’8%. Tuttavia, merita sottolineare le differenze esistente tra la situazione americana e quella europea. Secondo uno studio di Goldman Sachs, gli effetti economici diretti per gli Usa (osservando il quadro attuale) saranno probabilmente limitati, con “un impatto maggiore sull’inflazione piuttosto che sulla crescita”, e quindi la presa di posizione di aumento dei tassi potrebbe non subire particolari modifiche. D’altro canto, per quanto riguarda l’Europa, l’intensificarsi del conflitto potrebbe comportare una situazione peggiore sia sul lato dell’aumento dei prezzi sia sul lato della crescita (già inferiore a quella statunitense). Per questo motivo, la normalizzazione della politica monetaria potrebbe partire solo dalla seconda metà dell’anno per evitare che una decisione del genere possa ulteriormente generare preoccupazioni e incertezze sui principali mercati europei.