Giornata cruciale tra la risoluzione della crisi di governo italiana e l’attesa per la riunione della Banca Centrale Europea prevista per domani, nel quale verrà svelata l’entità del primo rialzo dei tassi d’interesse, il quale potrebbe rivelarsi più aggressivo del previsto. Durante la seduta l’andamento dello Spread è speculare al sentiment riguardo a un nuovo mandato del premier Draghi piuttosto che a nuove elezioni; il differenziale tra Btp/Bund ha toccato un minimo intraday a 192 punti base dopo il discorso mattutino di Draghi, che si è detto disponibile a “ricostruire il patto” a sostegno del Governo, incrementando successivamente raggiungendo quota 210 punti base dopo l’intervento del Centro Destra nel quale ha confermato la volontà di un esecutivo profondamente rinnovato, essenzialmente escludendo il Movimento 5 Stelle. I rendimenti del titolo di Stato italiano sono, ovviamente, in aumento con il decennale che cresce di 5 punti base nuovamente vicino al 3,5%, mentre il Bund con medesima scadenza presenta una contrazione di 3 punti base, attestandosi a 1,24%. I rischi derivanti dal voto “sono fortemente asimmetriche” e se Draghi dovesse confermare le dimissioni, le previsioni per l’andamento dello Spread sono di un rialzo a 225 punti base come primo obiettivo, con la seconda proiezione indirizzata nel range tra 250 e 300 punti base se la Banca Centrale Europea deludesse sullo strumento anti-frammentazione previsto per domani. Sul tema Bce, nelle ultime ore crescono le probabilità di un aumento più aggressivo dei tassi d’interesse fino ai 50 punti base, considerando gli alti livelli di inflazione registrati nell’ultima rilevazione negli Stati Uniti.