Anche i mercati obbligazionari si preparano a reagire alla decisione di questa sera della Fed riguardo ai tassi di interesse. Ad ora, il rendimento del Btp decennale italiano si porta a quota 1,406%, mentre lo yield del Bund a dieci anni resta al -0,070%, con lo spread in aumento a 147 punti base. Resta praticamente invariato il rendimento del Treasury a dieci anni a quota 1,783%. Rimanendo in ambito statunitense, è interessante anche la situazione del dollaro americano, che si mantiene vicino ai massimi di due settimane fa; il cosiddetto “risk sentiment” si è quasi stabilizzato prima della conclusione del meeting della Fed che, secondo gli esperti, dovrebbe segnalare l’inizio del rialzo dei tassi di interesse a marzo. A causa di quest’ultimo aumento del valore del biglietto verde, l’euro ha perso nel corso degli ultimi 10 giorni quasi il 2%, portandosi oggi a 1,1281 dollari. In generale, possiamo notare come non solo i mercati azionari, ma anche quelli monetari abbiano già scontato l’eventuale decisione di aumento dei tassi di interesse a marzo.
Quello di oggi non è un compito facile per il presidente della Fed; un aumento dei prezzi del 7%, unito alla rapida ripresa del mercato del lavoro, rende necessaria una normalizzazione della politica monetaria, normalizzazione che oltre all’aumento dei tassi prevede il termine del programma d’emergenza di acquisto di asset. Ricordiamo infatti che durante la pandemia la strategia di acquisto di titoli insieme ai tassi di interesse praticamente nulli, ha calmato i mercati e spinto gli indici azionari a livelli record, nonostante i problemi a cui l’economia reale è andata incontro. Ma "La Fed deve stare attenta a trovare il giusto equilibrio tra prendere sul serio l'inflazione e non esagerare. I mercati sono molto sensibili al momento", scrive Craig Erlam di Oanda.