La domanda di titoli obbligazionari cresce in Europa dopo le pubblicazioni sull’inflazione. Alle ore 17h22, il rendimento del Btp decennale scende a 3,71% mentre il bund tedesco cede 10 punti base, attestandosi a 2,13%. Il differenziale tra i titoli risale a 158,36 punti base.
Ieri sera la Fed, come da aspettative, ha deciso di lasciare i tassi di riferimento invariati. Il presidente dell’istituto di Washington, Jerome Powell, durante la conferenza stampa si è detto fiducioso sui futuri risvolti economici e ha affermato che il primo taglio si farà, ma solo quando l’inflazione si avvicinerà maggiormente al livello target del 2% (ora al 3,4%). Powell ha poi aggiunto che, nonostante il dibattito sia ancora aperto, ritiene improbabile che il costo del denaro verrà ridotto già a marzo. La dichiarazione ha sorpreso i mercati azionari, questa mattina in forte contrazione, i quali prezzavano pienamente un primo taglio per la prossima seduta. Ad ogni modo, i future sui Fed Funds al momento indicano un aspettativa di 6 tagli da 25 punti base nel corso dei prossimi 12 mesi, similmente a quanto prezzato dai forward in Eurozona. Tornando nel Vecchio continente, secondo Eurostat l’inflazione a gennaio è calata a +2,8% rispetto al +2,9% di dicembre, nonostante gli esperti si aspettassero un risultato migliore (+2,7%). Discorso differente in Italia, dove a gennaio l’inflazione è rimbalzata a +0,8% a/a rispetto al +0,6% precedente. Per gli esperti di Unicredit Research, il calo generalizzato dell’inflazione rende difficile da parte della Bce rimandare ulteriormente il primo taglio dei tassi. Gli strategist prezzano con certezza una riduzione di 25 punti base ad aprile, con un 50% di probabilità che il taglio sia invece di 50 pb.