Alle 17:57 i rendimenti sui Titoli di Stato dell’Eurozona si mostrano in calo. In particolare, il Btp italiano si attesta al 4.296% e il Bund tedesco al 2.439%, con lo spread in rialzo a circa 185 pb.
Nonostante ciò, il mercato sta alzando le previsioni sul tasso di deposito terminale della Bce, che rappresenta il tasso massimo atteso durante il ciclo dei tassi di interesse.
Gli strategist dei tassi di Barclays lo quotano al 3.7% circa. Secondo le stime di Refinitiv si prevede un 3.75% a settembre, contro il 2.5% attuale.
Il timore è che in questo clima i rendimenti sui Btp continuino a salire e si avvicinino al 5%.
Mark Dowding, CIO di Rbc BlueBay AM, dopo aver descritto la situazione che ha caratterizzato il comportamento della prevalenza degli investitori nel recente passato – posizioni short su Btp interrotte a gennaio in corrispondenza del calo dei rendimenti e della restrizione degli spread – manifesta la preoccupazione che a ulteriori rialzi il debito pubblico italiano possa rivelarsi non sostenibile.
In particolare, qualora «i costi medi di finanziamento dovessero più che raddoppiare» sarebbe probabilmente richiesto «un elevato grado di restrizione fiscale, per ottenere un sostanziale avanzo primario di bilancio per stabilizzare il rapporto debito/Pil».
Procedono le preoccupazioni per i toni da falco anche oltreoceano, dove pesano gli interventi di Loretta Mester, presidente della Fed di Cleveland, che prevede che i tassi d’interesse dovranno salire sopra il 5% e rimanerci per un lungo periodo, e di James Bullard, capo della Fed di St Louis, che prevede un ulteriore aumento di 50 pb per la prossima riunione di marzo.