I rendimenti dei Treasury continuano a scendere, indicando la fine del selloff generato dall’intervento a sorpresa della Bank of Japan di inizio settimana. In particolare, il rendimento del Treasury decennale è in contrazione di 3 punti base al 3,65% e il trentennale è in lieve calo al 3,73%. I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona, al contrario, trattano ancora al rialzo, con il Bund decennale in allargamento di 6 punti base al 2,35%. Secondo NN Investment Partners, il differenziale di rendimento tra Treasury e Bund a 10 anni, attualmente a circa 135 pb (-3,4 pb), può ridursi ulteriormente. Maarten-Jan Bakkum, senior strategist di NN Investment Partners, afferma che le motivazioni sono da ricondursi principalmente nel diverso atteggiamento mostrato dalla Bce rispetto alla Fed. La Banca centrale europea si è rivelata essere più falco della Federal Reserve e, inoltre, c’è stato un incremento significativo dell’offerta di obbligazioni dell’Eurozona. L’esperto ha puntualizzato che un altro segnale è dato dalle dinamiche dell’inflazione, che in Europa pare essere in ritardo rispetto agli Stati Uniti. Sulle prossime mosse della Bce per contrastare l’inflazione si è espresso il vice presidente Luis de Guindos, che, in un’intervista a Le Monde, ha fatto intendere che l’inflazione il prossimo anno resterà a livelli ben superiori rispetto all’obiettivo del 2%, necessitando quindi ulteriori strette. Il vicepresidente della Bce ha spiegato che l’inflazione è uno dei fattori alla base dell’attuale recessione e, quindi, il mancato intervento non farebbe che peggiorare la situazione, precisando che i rialzi dei tassi di 50 pb potrebbero diventare la nuova normalità nel breve termine.