I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona trattano in ribasso, con il costo di finanziamento del Btp decennale in lieve contrazione al 3,98% e lo spread Btp/Bund stabile a quota 186 pb. Gli analisti di Mediobanca Securities hanno affermato che, sebbene l’aumento dei rendimenti si sia riflesso nelle recenti emissioni di debito, l’aumento del costo di finanziamento dovrebbe avere un ruolo marginale nel profilo di rischio del debito italiano. Sul tema, Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Investments Partners, ha aggiunto che in termini di opportunità tra i titoli di Stato a breve scadenza, dato lo spread sul Bund, viene privilegiato il debito emesso dai Paesi europei periferici. Secondo l’esperto, le obbligazioni italiane sono in fase di consolidamento e, dopo i recenti sviluppi politici, l’attenzione degli investitori si sposterà dal rischio politico a quello relativo alla crescita. Su quest’ultimo, sarà determinante il ruolo della Banca centrale europea. Infatti, se la Bce dovesse alzare i tassi sopra il 3% per un periodo prolungato, ciò potrebbe comportare una contrazione dell’attività economica e avere effetti più pesanti su Paesi come l’Italia, dove la crescita rimane strutturalmente debole. Per quanto riguarda il rendimento del Bund tedesco a 10 anni, oggi al 2,14%, secondo Jussi Hiljanen, stratega di Seb, dovrebbe tornare al 2,5% con la stretta monetaria della Bce e in seguito ad un sostanziale incremento nell’emissione di titoli di Stato nell’Eurozona. L’esperto ha concluso affermando che “gli spread della periferia si sono nuovamente ristretti nelle ultime due settimane, ma vediamo rischi di allargamento per i prossimi mesi, soprattutto se il sentiment generale del rischio si deteriora”.