I rendimenti in Eurozona tornano a salire dopo il crollo di ieri, dopo che i mercati hanno ridotto le aspettative di rialzo dei tassi della Bce. Infatti, «l'ondata di avversione al rischio negli Stati Uniti, unita a uno straordinario cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria, ha attanagliato anche i mercati europei», affermano gli strategist di Ing. Se da un lato la Fed vuole inasprire la politica per tenere sotto controllo l'inflazione, dovrà ora chiedersi se la politica sia già troppo restrittiva, alla luce di questo brutto tracollo del sistema bancario e della pressione che l'aumento dei tassi sta già esercitando sui flussi di cassa di molte aziende. Oggi, inoltre, la pubblicazione dei dati sull’inflazione usa in linea con le aspettative sembra rassicurare (+6% y/y e +0.4% m/m). Al momento, secondo lo strumento FedWatch del Cme, i mercati valutano al 45% la possibilità che la Fed non aumenti i tassi il 22 marzo e al 55% quella un aumento di 25 pb, portandoli tra il 4.75% e il 5%. Le probabilità di un rialzo di 50 pb sono ora considerate pari a zero, dopo essere salite a oltre il 70% all'inizio della scorsa settimana.
Alle 16:45 il Bund a 10 anni si attesta al 2.4340% (+6.66%) e quello a 2 anni al 2.907% (+7.68%).
Anche il Btp italiano sale, ma meno velocemente (+1.77%) attestandosi al 4.278% e portando lo spread in calo a quasi 185 pb. Il CTZ si colloca invece al 3.568% (+3.66%). Dall'altra parte dell'Oceano, sulla base dei grafici tecnici, il rendimento del Treasury decennale, che alla stesura tratta in rialzo (+3.17%) al 3.626%, potrebbe annullare tutto il rialzo registrato da inizio anno, afferma Quek Ser Leang, markets strategist di Uob, scendendo verso il minimo di gennaio al 3.321%.