Spingono in rialzo i rendimenti dell’obbligazionario europeo, con il Btp decennale che alle ore 17h01 attesta un costo di finanziamento del 3,79%. Sale anche il rendimento del Bund, a 2,10%, mentre il differenziale tra i titoli continua in calo a 168,63 punti base. Dall’Europa continentale arrivano nuovi dati sull’inflazione: in Francia e in Germania, il tasso è salito al 3,7% a/a nel mese di dicembre per entrambi i Paesi, rispetto al 3,5% (Francia) e il 3,2% (Germania) del mese precedente. Nella serata di ieri, sono stati resi noti i verbali dell’ultima riunione della Fed, i quali non hanno certo contribuito a calmare le acque sul mercato. L’indecisione sul percorso di politica monetaria da intraprendere deriva dall’incertezza che circonda il panorama macroeconomico, secondo Jeffrey J. Roach, capo economista di Lpl Financial. Secondo l'esperto, sembra che la Fed voglia tenersi aperte le diverse opzioni in attesa dei prossimi sviluppi economici, presentimento confermato dai verbali stessi, secondo i quali il Fomc “probabilmente terrà i tassi fermi” nel mese di marzo, preparando tuttavia un possibile primo taglio per metà anno. Rocco Bove, head of fixed income di Kairos Partners Sgr., in tono più fermo, afferma che "Siamo giunti al momento in cui, guardando avanti, non dobbiamo più interrogarci sul se i tassi inizieranno a scendere, ma solo sul come, quando e di quanto”. La fine del ciclo di rialzi potrebbe portare a un iniziale irripidimento delle curve dei rendimenti, influenzata nella parte più lunga dalle massive emissioni attese a livello globale nel corso dell’anno. Secondo Bove, il valutario sarà protagonista: le diversità temporali dei cicli economici nelle varie regioni porterà le Banche centrali ad agire con tempistiche diverse, con importanti effetti sulle valute.