Le 16:42 di quest’oggi vedono i rendimenti sui titoli di Stato dell’Eurozona in calo.
Il Bund tedesco si attesta al 2.2260% e il Btp italiano al 4.073%, portando lo spread in calo a 184.7 pb.
Anche Gilt e Treasury in calo, con i decennali rispettivamente al 3.405% e al 3.462%, in scia alle ultime decisioni di politica monetaria delle principali Banche Centrali, le quali, non scoraggiate delle tensioni bancarie, proseguono con gli aumenti e avvicinandosi alla fine secondo gli strategist di Ing. Il percorso più lungo potrebbe essere quello di politica monetaria della Bce, ma l'inasprimento delle condizioni finanziarie potrebbe anche rendere superflui alcuni dei rialzi.
Nel dettaglio, ieri la Fed ha effettuato un incremento di ulteriori 25 pb, rassicurando sulla resilienza del sistema bancario americano. Il terminal federal funds rate resta invariato al 5.1% e si attesta al momento al 4.75%, ai massimi dal settembre 2007, ma nei comunicati ufficiali scompare l’impegno certo di ulteriori rialzi, dal momento che, secondo Jerome Powell, numero uno della Fed, il rischio di un credit crunch per imprese e famiglie peserà sull’attività economica, sul mercato del lavoro e sull’inflazione. A frenare gli entusiasmi le parole di Janet Yellen, Segretario al tesoro degli Stati Uniti d'America, in un'audizione al Senato ha dichiarato di non avere in mente piani per garantire tutti i depositi bancari.
Oggi invece è stato il turno della banca centrale Svizzera, di Norvegia e d’Inghilterra. La Bns ha alzato i tassi di 50 pb, all’1.5% in linea con le attese dei mercati, che pur tenevano in considerazione il caso Credit Suisse – Ubs. Aumento di 25 pb in Norvegia, così come in Inghilterra.