Procedono gli acquisti sull’obbligazionario, di conseguenza, rendimenti in calo, in scia alla lettura dell’inflazione Usa di giugno, inferiore alle attese, e dopo la pubblicazione, avvenuta alle 13h30, delle minute dell’ultima riunione di Bce.
Dai verbali di giugno, è emersa la presenza di un consenso molto ampio da parte del Consiglio direttivo per l’aumento dei tassi di 25 pb, anche se inizialmente è stato preso in considerazione un aumento di 50 pb, per attenuare il pericolo che l’inflazione elevata diventi più persistente. Al contempo, il Consiglio direttivo si dice pronto a interrompere l'aumento dei tassi se richiesto dai dati. A tal proposito, si è pronunciato Ignazio Visco, governatore di Banca d’Italia, che ha affermato la necessità di mantenere un approccio restrittivo per tornare a prezzi stabili. Si ricordi peraltro, la revisione al rialzo delle proiezioni sull’inflazione per tutto l'orizzonte di previsione triennale, con la stima dell'inflazione al 2025 aumentata al 2.2% grazie al rafforzamento dei prezzi di base. A questo punto, gli interrogativi del mercato sono inerenti alle mosse di politica monetaria per la riunione di settembre.
Per quanto riguarda la Fed, sebbene il dato sull’inflazione rappresenti una buona notizia, un ulteriore aumento a luglio resta lo scenario più probabile. Secondo gli strategist di Unicredit Research, infatti, «con il mercato del lavoro che rimane rigido, come dimostrano le retribuzioni orarie pubblicate la scorsa settimana, la cautela continua a essere giustificata e probabilmente manterrà la Fed sul versante
