I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si mostrano in calo in questo venerdì, denotando un certo ottimismo da parte dei mercati dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione in Eurozona che si è attestata in deciso calo, al +6.9%, battendo il consenso degli analisti che stimavano il 7.3%. La ragione è rappresentata dal crollo dei prezzi dei beni energetici che a marzo 2022 avevano mostrato un rialzo del 44.3% a/a mentre a marzo 2023 hanno evidenziato un calo dello 0.9% a/a.
L’inflazione core, che esclude i prezzi dell’energia, alimentari, alcol e tabacco prosegue al rialzo, pur rallentando il ritmo di crescita, e si attesta al 5.7% dopo il 5.6% di febbraio e il 5.3% di gennaio. Resta pertanto difficile ipotizzare che la BCE possa prendersi una pausa nella lotta contro le pressioni inflazionistiche.
Alla stesura (ore 16:28), il rendimento del Bund tedesco è pari al 2.3325% e quello del Btp italiano al 4.143%. Lo spread, in calo a 180.15 pb, «non ha risentito del contesto di avversione al rischio e della maggiore volatilità del mercato dei tassi a marzo», secondo Theophile Legrand e Cyril Regnat, analisti di Natixis, e ha ignorato «le ultime notizie politiche italiane». Gli esperti parlano di «crescenti preoccupazioni sulla capacità del Governo di attuare il Pnrr e il nuovo codice degli appalti pubblici». Sul tratto breve della curva, il CTZ si attesta al 3.191% e lo Schatz al 2.713%.
Anche oltreoceano rendimenti in calo, con il Treasury decennale al 3.524%, in scia al dato pubblicato oggi sull’indice core PCE di febbraio, principale misura di inflazione utilizzata dalla Fed, che ha battuto il consenso degli analisti (+0.2% m/m, attese +0.3% m/m), così come quello sui redditi personali di febbraio (+0.3% m/m, attese +0.2% m/m).