I rendimenti in Eurozona alla stesura (ore 16:36) si attestano tutti in netto calo. Il Btp si attesta al 4.014%, mentre il Bund tedesco raggiunge il 2.074% (-7.53%). Spread in rialzo a circa 194 pb.
Sul tratto breve della curva, CTZ e Schatz in calo, si attestano rispettivamente al 2.997% e al 2.385%.
Impattano le dichiarazioni colomba che hanno dato seguito alla decisione di ieri di Bce, già preannunciata, di rialzare i tassi di interessi di 50 pb. La numero uno di Bce non ha infatti dato ulteriori specifiche sui prossimi passi, lasciando spazio a un approccio “riunione per riunione”, o “owlish” secondo Citi. Per gli strategist di Societe Generale, questo approccio interamente dipendente dai dati ha fatto sì che il mercato abbia iniziato a presumere che la Bce abbia quasi finito con i rialzi dei tassi. Tuttavia, questo potrebbe rivelarsi «un atteggiamento troppo colomba, vista la vischiosità dell’inflazione core nell’area euro». In effetti, l’inflazione nell’Eurozona si mantiene ancora a livelli elevati. Secondo i dati diffusi oggi da Eurostat, nel mese di febbraio 2023 si è attestata al +8.5% a livello annuo e al +0.8% su base mensile. La componente core invece segnala un incremento annuale del 5.3%. Perdipiù, Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia, ha spiegato come la decisione di Bce rifletta la priorità nella lotta all'inflazione e la fiducia nella solidità delle banche europee.
Oltreoceano rendimenti in calo, con il Treasury decennale al 3.395%, dopo il salvataggio di First Republic. Molti economisti non escludono un aumento dei tassi di interesse di 25 pb piuttosto che di 50 pb nella prossima riunione prevista il 22 marzo.