Rendimenti in netto calo con il mercato che spera in un atteggiamento meno falco da parte della Bce. Alla stesura (ore 15:28) il Bund scende al 2.2930% e il Btp al 4.106%. Spread stabile a circa 181 pb.
Il rallentamento dell'inflazione spagnola ha portato ieri ad un deciso calo dei rendimenti governativi in Eurozona che sta proseguendo anche oggi dopo le indicazioni negative giunte dai Pmi cinesi e dalle indicazioni sull'inflazione degli altri Paesi dell'Eurozona. Nel dettaglio, oggi sono stati esaminati i dati provenienti da Francia, Italia e Germania.
L'inflazione annuale francese è scesa al 5.1% a maggio dal 5.9% di aprile. La lettura risulta inferiore al consenso degli economisti al 5.5%. L’inflazione italiana torna al livello di marzo 2023 del 7.6%. Il calo, spiegato principalmente dal rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati e, in misura minore, degli alimenti lavorati, è comunque inferiore alle attese degli analisti (7.4%). Peraltro, l’indicatore italiano si mantiene più alto rispetto agli altri dati sui prezzi dei paesi della zona euro. In Germania, infatti, l’inflazione è scesa al 6.1% nel mese di maggio dal 7.2% di aprile. Un risultato in questo caso anche migliore delle attese del mercato al 6.5%. Rileva inoltre il Pil italiano (+0.6% QoQ). La vera sfida, tuttavia, e non solo per l’Italia, sarà garantire la continuazione della crescita nel prossimo anno. A tal proposito, Moody’s prevede un rallentamento della crescita globale quest’anno. In particolare, si aspetta una crescita molto debole nelle principali economie avanzate, con lievi recessioni negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania e un’attività economica stagnante in Francia e in Italia.
Il Treasury decennale rende il 3.677% e il Gilt decennale si attesta al 4.2330%.