I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona in calo. Alle 17:09, il tasso di rendimento del Btp italiano è pari al 3.982% (-1.81%) mentre quello del Bund tedesco si attesta al 2.103% (-0.94%). Spread a quasi188 pb.
Sul tratto breve della curva, il CTZ perde il 5.48%, collocandosi al 2.875%, mentre lo Schatz tedesco si attesta al 2.324%, subendo una variazione negativa del 4.36%.
Oltreoceano i rendimenti dei Treasury, dopo un avvio contrastato, si mostrano in rialzo, in attesa della decisione che verrà presa dalla Fed sui tassi mercoledì, market mover della settimana. Nel dettaglio, il Treasury a 10 anni si attesta al 3.464% (+1.98%), mentre quello a 2 anni al 3.9449% (+2.57%).
I mercati non escludono una pausa nei rialzi come possibile reazione alle turbolenze che hanno caratterizzato il settore bancario nelle recenti giornate, ma la previsione di un aumento di 25 pb resta la più probabile secondo gli analisti di Seb, con un rialzo che porterebbe i Fed Funds al 4.75%-5.00% e successivamente al 5.5%. Su questa stessa falsariga la voce di Austin Graff, co-CIO e gestore del portafoglio del TrueShares Low Volatility Equity Income Etf, secondo il quale «la Fed vuole evitare un processo di stop e start ai rialzi dei tassi, quindi probabilmente non cambierà rotta fino a quando non ci saranno dati più chiari sul fatto che l'inflazione e il mercato del lavoro sono più vicini ai livelli desiderati». Si tenga peraltro in considerazione la forte reazione della Fed e della Banca Nazionale Svizzera - che è culminata nell’operazione UBS – Credit Suisse conclusasi nel weekend (NYSE: CS -54.52%%) – nonché delle banche centrali, con l’annuncio di aumento della frequenza delle aste di liquidità a garanzia del sistema bancario.