Alle 16:48 i rendimenti in Eurozona trattano in rialzo, con il Bund decennale al 2.5435% (+2.77%) e il Btp italiano al 4.452% (+1.91%). Spread in rialzo a quasi 191 pb.
Secondo Jamie Searle, strategist di Citi, i Bund stanno mostrando una certa resistenza ai movimenti e ai dati globali e si attesterà in media al 2.55% nel secondo trimestre, anche se il prezzo di mercato del tasso di deposito massimo della Banca Centrale Europea è salito al 3.75%. «I Bund potrebbero restare bloccati a un bivio ma i rischi di ribasso sembrano in qualche modo limitati. Il rischio è probabilmente più orientato verso rendimenti più bassi che verso rendimenti più alti» commenta l’esperto.
Nel contesto attuale si prevede che l'inflazione core annuale dell'Eurozona possa salire al 6% a marzo dal 5.3% di gennaio, afferma Claus Vistesen, capo economista di Pantheon Macroeconomics, portando la Bce a proseguire nel rialzo dei tassi – secondo Vistesen, di 50 pb a marzo per poi proseguire con ulteriori due rialzi di 25 pb – fino a quando non vedrà una chiara evidenza di stabilizzazione dell'inflazione core, «cosa che non avverrà prima dell'estate».
Sebbene l’odierna pubblicazione del PCE indichi che l'inflazione negli Stati Uniti abbia accelerato il passo a gennaio battendo il consenso (+0.6% m/m e +5.4% a/a; inflazione core +0.6%m/m e +4.7% a/a) e benché solo ieri sera Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, si sia pronunciato duramente verso la Fed, ritenendo che la stessa abbia perso il controllo dell’inflazione, per gli strategist di Societe Generale un aumento del tasso terminale è più probabile per la Bce che per la Fed e ciò dovrebbe consentire ai Treasury (con i titoli decennali alla stesura al 3.951%) di sovraperformare i Bund.