I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona risultano pressoché stabili in scia alla pubblicazione degli indici Pmi di Spagna, Italia ed Eurozona. Nel dettaglio, l’indice spagnolo sale a quota 51.3 punti (precedente 50.7); quello italiano si attesta a 51.5 punti (precedente 52) e in Eurozona scende sui minimi da quattro mesi a 47.3 punti, con le fabbriche che hanno registrato un calo della domanda dei beni per l’undicesimo mese consecutivo. La produzione è rimasta pressoché stabile grazie a un miglioramento record dei tempi di consegna dei fornitori e una maggiore disponibilità dei fattori produttivi, ma è destinata a indebolirsi nei prossimi mesi a meno che il volume dei nuovi ordini non ricominci a crescere.
Alla stesura, ore 16:38, il Btp si attesta in lieve calo al 4.096% così come il Bund al 2.2505%. Lo spread, in rialzo a circa 185 pb, si restringerà secondo gli strategist di Morgan Stanley, dal loro scenario di base di 175 pb verso quello bull case di 160 pb nel secondo trimestre del 2023, dovuto al fatto che i Btp dovrebbero beneficiare della continua forte domanda da parte degli investitori nazionali. Contrariamente, una pressione al rialzo, specie nel tratto breve, sarà quella derivante da ulteriori rialzi dei tassi di interesse da parte della Bce, per un totale di 75 pb secondo UniCredit Research, che non avrà un impatto tanto rilevante come quello dell’inizio di marzo, quando gli investitori prevedevano un picco del 4.25% per il tasso di deposito della Bce, afferma Francesco Maria Di Bella, fixed-income strategist.
Oltreoceano, Treasury decennale in calo al 3.423% dopo il dato sull’indice PMI manifatturiero Usa, che sale a 49.2 punti ma meno delle aspettative di 49.3 e resta sotto la soglia chiave di 50.