Come sul fronte dei mercati azionari, anche i rendimenti dei maggiori titoli di Stato occidentali perdono un po’ di terreno, con il Btp decennale italiano a quota 1,336% e il Bund che torna in territorio negativo al -0,083%, facendo rimbalzare il prezzo del titolo governativo sopra i 100 euro. Anche i Treasury decennali statunitensi tornano sotto quota 1,8%, attestandosi tuttora al rendimento di 174 punti base.
La chiusura della settimana è dunque negativa per i mercati finanziari, i quali vedono confermare la tendenza della rotazione settoriale dalle aziende growth a quelle value; in effetti, osservando il rapporto che esprime la forza relativa tra i due ETF dell’S&P 500 (ticker: IWD/IWF) notiamo che, dopo aver toccato i minimi a novembre 2021 (proprio nel periodo in cui il ciclo economico della reflazione si portava al termine), questo rapporto ha cominciato a tornare verso l’alto, sintomo della difficoltà che stanno subendo le aziende growth rappresentate di fatto in larga parte dalle aziende tecnologiche. Giornata negativa anche per il petrolio, caratterizzata da un leggero sell off che permette agli investitori di chiudere le loro posizioni long proprio vicino ai massimi degli 85 dollari al barile, e che permette ai principali cambi valutari aventi come protagonista il dollaro canadese di recuperare un po’ di terreno. È nota, infatti, la correlazione tra l’oro nero e la moneta canadese, la quale perde lo 0,65% contro l’euro e lo 0,40% contro il dollaro americano. A proposito di correlazione, merita parlare dell’andamento delle criptovalute accennato ieri. In uno studio dell’International Monetary Fund, si afferma che “i risultati suggeriscono che le cripto e i mercati dell’equity di tutte le principali economie si stanno sempre più interconnettendo, segnale che dovrebbe avvisare l’anticipazione di un’appropriata regolamentazione ad hoc per mitigare i rischi alla stabilità finanziaria”.