I rendimenti dei titoli di Stato in Eurozona si mostrano contrastati, in scia alla decisione della Bce di rialzare i suoi tre tassi di riferimento di 25 pb, con Francoforte che ha peraltro rivisto al rialzo le proprie proiezioni per l’inflazione core e abbassato le proiezioni di crescita economica per quest’anno e per l’anno prossimo. Alla stesura (16h42), il Bund tedesco rende il 2.442% e il Btp il 4.079%, portando lo spread in lieve restringimento a poco più di 164 pb. Secondo Frederik Ducrozet, responsabile della ricerca macroeconomica di Pictet Wealth Management, l'area euro si è dimostrata «molto più resistente del previsto» e fino a quando «la disoccupazione rimarrà vicina ai minimi ciclici, è molto improbabile che la Bce inverta la rotta». In linea a tale visione le parole della presidente di Bce, Christine Lagarde, che nel corso della conferenza stampa successiva al meeting di giugno, ha dato modo di intendere per un ulteriore rialzo a luglio. Oltreoceano i rendimenti si mostrano in calo: il Treasury decennale si mostra in calo al 3.707%, mentre il biennale rende il 4.633%. Oltre alla decisione già scontata della Fed di procedere con una pausa, rilevano i dati macroeconomici cinesi, con la produzione industriale che cresce, ma a un ritmo più lento e lievemente sotto le aspettative, e la disoccupazione da record. Sul fronte statunitense rilevano le nuove richieste di sussidio (262mila unità), stabili e oltre le attese. In lieve contrazione (-0.2%) la produzione industriale su base mensile. Il dato su base annuale rileva un incremento dello 0.2%. Crescono meno del previsto le vendite al dettaglio (+1.6% y/y), mentre i prezzi import-export mostrano un rallentamento a giugno.