L’alta volatilità presente sui mercati azionari si riflette in modo analogo anche sui mercati dei principali titoli di stato. Lo yield del Bund tedesco era decisamente aumentato in mattinata per poi tornare nelle ultime ore ai livelli di ieri intorno allo 0,10%, mentre quello del Btp decennale è relativamente stabile a quota 1,585%. Sul fronte della politica monetaria, ieri il capo economista della Bce Lane ha dichiarato che la riunione della prossima settimana prenderà in considerazione le implicazioni dell'invasione russa dell'Ucraina e gli ultimi dati sull'inflazione (che su base annua si attesta al 5,8% in UE). Mentre Lane ha sottolineato di essere pronto a intraprendere qualsiasi azione necessaria per garantire la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria, ha anche sottolineato che, in caso di una risposta negativa nel medio termine alle misure intraprese da parte della crescita economica, l'orizzonte entro il quale l'inflazione torna al target prestabilito potrebbe essere allungato; ha inoltre affermato che ciò serve per evitare cali pronunciati dell'attività economica e dell'occupazione. Tuttavia, molti analisti focalizzano l’attenzione sul fatto che proprio un eventuale prolungamento di questa situazione di attesa di una forte presa di posizione possa rappresentare il rischio principale per l’economia, esponendo i loro dubbi secondo cui invece bisognerebbe intervenire più rapidamente di quanto previsto dalla scaletta della banca centrale. Nel frattempo, il mercato del petrolio continua a rimanere teso; gli analisti ritengono che un aumento del +50% dei prezzi del petrolio, unito all'attuale aumento dei prezzi del gas che si è protratto per tutto il 2022, potrebbe ridurre il PIL dell'UE fino al 3%.