Ad oggi, lo yield del Btp decennale è in lieve calo al 2,37%, mentre quello del Bund tedesco rimane poco sotto lo 0,8%. Partendo dalla situazione in Germania, gli istituti economici tedeschi hanno rivisto le loro prospettive sulla crescita dell’area euro al ribasso, e hanno evidenziato che la ripresa dalla crisi del Covid sta rallentando a causa della guerra in Ucraina, avvertendo che un'interruzione immediata delle forniture di gas russe potrebbe comportare una forte recessione nel paese.
Spostandoci sul contesto americano, è uscito oggi il dato del Producer Price Index, il quale è cresciuto dell’11,2% su base annuale e dell’1,4% su base mensile; in particolare, più della metà dell'aumento è riconducibile ai prezzi dell'energia, sebbene anche servizi commerciali, trasporti e alimenti siano aumentati notevolmente. Detto questo, è interessante condurre un’analisi più approfondita sull’inflazione. Secondo Samuele Barni, consulente finanziario di Copernico Sim, merita ricordare che una politica monetaria restrittiva -aumento dei tassi e riduzione degli stimoli monetari- è efficace quando siamo di fronte ad un’inflazione causata da un’esplosione della domanda, ma ha effetti tendenzialmente nulli se l’aumento dei prezzi è causato dalla mancanza di offerta; al momento, infatti, è quest’ultima ad essere messa alle strette dai problemi legati alla catena di approvvigionamento. In questo contesto, mentre la Fed è pronta ad aumentare ulteriormente i tassi, la Bce è più cauta, visti anche i problemi di elevato indebitamento di alcuni paesi dell’eurozona e dal momento che, a differenza degli Usa, non può fare affidamento su una politica fiscale comune per poter allargare il proprio margine di manovra qualora sia necessario.