Il rendimento delle obbligazioni a 10 anni della Germania è oscillato sopra lo zero (attualmente +0,005%) per la prima volta da maggio 2019, incalzato dalla scommessa degli investitori secondo cui le banche centrali dovranno ritirare le misure di stimolo per rallentare l'inflazione. Anche i rendimenti dei Btp decennali italiani hanno sentito la pressione al rialzo, sfondando quota 140 punti base e facendo sfiorare il minimo dei 95 euro ai relativi prezzi. L'aumento globale dei rendimenti guidato dagli Stati Uniti, accompagnato al dato sull’inflazione britannica uscito in mattinata che si attesta al 5,4% su base annua (+0,5% su base mensile), riflette il timore degli investitori per il fatto che i politici dovranno agire più rapidamente del previsto per raffreddare l'intensa crescita dei prezzi che ha preso piede nelle principali economie, dovute principalmente agli aumenti dei prezzi dell’energia, dei servizi e dei trasporti. Il future del petrolio, infatti, ha superato i massimi creati a novembre scorso, guadagnando per ora un altro +1,28%. Tuttavia, il governatore della banca di Francia Villeroy ha dichiarato in un’intervista che “la situazione che la Bce si trova a dover gestire è diversa da quella della Fed statunitense”, che invece vede un contesto di una “ripresa più forte della nostra, con importanti tensioni sul mercato del lavoro e salari in crescita”, cosa che potrebbe portare un aumento dei tassi già da marzo 2022. L'ipotesi centrale di Villeroy rimane che l'inflazione diminuirà quando le tensioni sull'offerta si allenteranno e i prezzi dell'energia supereranno il picco (previsto per primavera). Dopodiché, conclude che “l'area euro potrebbe entrare in una nuova fase di più forte crescita dei prezzi che era sfuggita a lungo alla BCE”.