Giornata ricca di appuntamenti quella di oggi, sia per quanto riguarda il mercato europeo che quello statunitense. Partendo dai rendimenti dei titoli di stato, notiamo che questi sono in lieve calo rispetto alle sessioni precedenti; lo yield del Btp decennale scende sotto i 190 punti base (ora all’1,890%), mentre quello del Bund si riporta intorno allo 0,26%. È stato pubblicato il dato sull’inflazione del Regno Unito, che su base annua continua a salire e si attesta al 5,5%; in particolare, la ripartizione ha mostrato una pressione al rialzo sull’aumento dei costi energetici e di trasporto, ma ci sono alcuni analisti che ritengono eccessivo un aumento dei tassi di interesse in questa fase, “troppo aggressivo alla luce della diminuzione del livello generale dei prezzi” che si stima essere fisiologica dalla primavera in poi (fonte Bloomberg). Guardando al mercato americano, è uscito oggi il numero sulle vendite al dettaglio di gennaio, pari al 3,8%; il dato si è rivelato ben al di sopra delle aspettative ed ha confermato l’impressione che le famiglie dovranno spendere di più mentre l’inflazione si diffonde in tutti gli Stati Uniti. A differenza di Eurozona, infatti, la situazione americana è diversa, sia a causa di un’inflazione su base annua decisamente più alta (7,5%) sia per la crescita dei salari e per la saturazione del mercato del lavoro. Inoltre, secondo Samuele Barni, consulente finanziario di Copernico Sim, la crisi geopolitica in atto mette in discussione una decrescita dell’inflazione prevista a causa di un potenziale rialzo delle materie prime (oggi il petrolio è a +2,2%); le banche centrali hanno infatti dato il segnale di fare un restringimento monetario se l’inflazione dovesse continuare ad aumentare.