Giornata di incertezze tra i rendimenti dei governativi europei. Alle ore 17h04, il tasso pagato dal Btp a 10 anni è in diminuzione al 3,93%, mentre per il Bund sale al 2,39%. Lo spread tra i titoli si contrae a 153,2 punti base.
Dopo il dato sull’inflazione di dicembre, che aveva superato le attese degli esperti vanificando le speranze di un taglio anticipato, a gennaio i prezzi al consumo frenano ma nuovamente meno del previsto. L’inflazione su base annua si è attestata infatti al 3,1% rispetto alle stime degli analisti che stimavano un 2,9%. Su base mensile, i prezzi sono saliti dello 0,3% rispetto al mese di dicembre. In Germania, l’indice Zew sulle aspettative di crescita a gennaio è salito a 19,9 punti dai 15,2 del mese precedente, vicino alle attese degli strategist di Unicredit Research. L’indice sulle condizioni attuali dell’economia è invece visto in peggioramento, a -81,7 punti dai -77,3 di gennaio. Colin Reedie, Head of Active Strategies di Lgim, riferendosi al mercato obbligazionario afferma che "il rally registrato negli ultimi due mesi del 2023, che ha sicuramente eroso parte dei guadagni che gli investitori si aspettavano, ragionevolmente, di conseguire nell'arco di quest'anno. Inoltre, sebbene la narrativa dell'atterraggio morbido sia positiva per gli asset più rischiosi, riteniamo che i mercati finanziari oggi lo stiano scontando maggiormente. Nonostante ciò, la redditività del comparto fixed-income continua a mantenersi attrattiva rispetto alla sua media storica, soprattutto nel segmento corporate. D'altro canto, riteniamo che le prospettive per l'apprezzamento del capitale potrebbero essere più incerte nei prossimi mesi, data l'entità del rally negli ultimi mesi del 2023".