L’inflazione negli Stati Uniti continua la sua discesa, grazie alla politica restrittiva della Federal Reserve che inizia a fare sentire i suoi effetti. Nel dettaglio, il Dipartimento del Lavoro Usa ha reso noto che l’inflazione è scesa dello 0,1% a livello mensile ed è salita del 6,5% su base annua nel mese di dicembre, in linea con le attese degli analisti. Altro dato sotto osservazione della Fed è l’indice dei prezzi al consumo core, che è in salita dello 0,3% a livello congiunturale ed è aumentato del 5,7% su base tendenziale (contro un consenso del +0,3% m/m). In riferimento ai prezzi energetici, nel mese di dicembre sono in calo del 4,5% mentre quelli alimentari sono saliti dello 0,3%. Christoph Balz e Bernd Weidensteiner, economisti senior di Commerzbank, hanno commentato i dati affermando che il calo dei prezzi rispetto a novembre è da ricondursi principalmente a un prezzo più basso della benzina. Gli esperti sostengono, tuttavia, che non è ancora chiaro se la Fed procederà riducendo nuovamente l’entità del rialzo dei tassi di interesse nella prossima riunione, passando da 50 pb a 25 pb. Sono più ottimisti gli economisti di Morgan Stanley, che vedono nei dati sull’inflazione una possibile conseguente riduzione del ritmo dei rialzi dei tassi da parte della Fed. In conclusione, quello che è sicuro è che la diffusione di questi dati genera un rafforzamento del clima di fiducia, lasciando intendere agli investitori che, in riferimento ai tassi di inflazione, “il peggio è ormai passato”. A testimonianza di questo clima generale di ottimismo, i mercati obbligazionari europei hanno reagito positivamente alla notizia, con i rendimenti dei titoli di Stato decennali tedeschi e italiani in discesa di circa 5 punti base.