Giornata stabile per i mercati obbligazionari occidentali, con i rendimenti dei principali titoli di stato che si attestano intorno ai livelli di ieri. Lo yield del Bund a dieci anni resta intorno al +1,03%, mentre quello del Btp scende poco al di sotto del 3% (ora al 2,97%). Anche lo spread è in calo e arriva vicino quota 194 punti base. Partendo dalle notizie macroeconomiche della giornata, è uscito il dato relativo all’inflazione Usa, la quale ha accelerato del +8,3% a/a, andando oltre le previsioni di aprile (pari all’8,1%) ma con un lieve rallentamento rispetto alla lettura di marzo (8,5%). Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo ha segnato una crescita del +0,3%, anch’essa in lieve diminuzione rispetto al +1,2% precedente. Seguendo il commento di alcuni analisti, sebbene l'inflazione si sia leggermente raffreddata, il numero principale ha comunque superato le aspettative e ha pesato sulla narrativa dell’arrivo del picco dell'inflazione; in altre parole, è difficile notare questa lieve diminuzione come un possibile calo dei prezzi nel breve termine, in quanto queste speranze non sono giustificate alla luce della guerra in Ucraina e l’interruzione di molte delle attività produttive in Cina. Spostando l’attenzione sul mercato europeo, anche BCE sembra essere quasi certa di aumentare i tassi entro fine anno, viste anche le aspettative di un’inflazione superiore al 2% anche nel medio termine (alcuni ritengono fino al 2024). In particolare, nel discorso tenuto oggi la Lagarde ha evidenziato che la banca centrale potrebbe mettere fine agli acquisti di bond previsti dal programma di stimolo già alla fine del terzo trimestre, con un successivo possibile aumento dei tassi “solo poche settimane dopo tale mossa”.