Rispetto a una precedente previsione di un picco sul tasso dei depositi della Banca Centrale europea intorno a un livello del 1,5%, dopo l’uscita di un dato sull’inflazione ancora in accelerazione, tali previsioni sono state riviste a rialzo raggiungendo un 2%. Federal Reserve che in seguito a un dato sull’IPC superiore alle aspettative si prospetta ancor più falco nella prossima riunione in programma per il 21-22 settembre, con il mercato che sta iniziando ad accarezzare l’idea di un maxi-aumento dei tassi d’interesse di 100 punti base. Rendimenti dei titoli governativi che tornano a salire, con il costo del decennale italiano che sfiora i 4 punti percentuali allargandosi di 10 punti base e lo Spread in avvicinamento nuovamente ai 230 punti base, dal momento che il Bund decennale si appresta a chiudere una seduta poco mossa con uno yield del 1,7%. Dal capo economista della Bce, Lane trapela l’idea che il Consiglio direttivo è disposto a tutto per frenare questa inflazione record e soprattutto non transitoria, anche dando seguito allo storico aumento dei tassi che ha avuto luogo in settembre; la volontà dei funzionari della Banca Centrale Europea è quella di riportare i tassi in territorio restrittivo per riportare l’inflazione intorno all’obiettivo dei due punti percentuali in modo tempestivo, ma difficilmente prima della fine del prossimo anno, le cui stime prevedono un’inflazione nel range tra il 5 e il 5,4%. Se l’inflazione statunitense non accenna a diminuire, le politiche monetarie della BoE iniziano a mostrare i primi effetti: la rilevazione odierna del dato sulla pressione inflattiva mostrano una flessione rispetto al dato del mese di luglio e alle aspettative, attestandosi al 9,9%.