Inizio settimana nervoso sui mercati finanziari, con il rendimento del decennale italiano a quota 1,95%, quello del bund tedesco allo 0,250% e lo spread intorno ai 169 punti base, livello che non vedeva da luglio 2020. Tornano al 2% i rendimenti dei Treasury americani a dieci anni e quasi all’1,6% quelli a due anni. Nel frattempo, prosegue il tentativo di Usa, UE e Russia di allentare le tensioni che hanno portato al sell off sui mercati e al rimbalzo di alcune materie prime come il palladio (ora a +5%) e il gas naturale (+4,50%). Il ministro degli esteri russo ha affermato che la Russia continuerà ad utilizzare la diplomazia con le principali potenze Nato, le quali hanno avvertito che un’ulteriore aggressione militare contro l’Ucraina significherebbe una decisione di sanzioni economico-finanziarie con gravi conseguenze per il paese. Queste misure, oltre a colpire l’economia russa, potrebbero creare però disagi anche sul fronte dell’offerta energetica, dal momento che Mosca è una delle più importanti produttrici di materie prime. In questo contesto, il dollaro riesce a mantenere i livelli della settimana scorsa, nonostante la situazione geopolitica attuale e un’inflazione che ancora non sembra aver raggiunto un picco; in particolare, il cambio con il rublo ritorna rialzista per via della decisione della banca centrale russa di aumentare i tassi di interesse di ben 100 punti base. In questa situazione di incertezza gli investitori spostano la liquidità nelle principali valute rifugio, come ad esempio lo yen e il franco svizzero, che in questi ultimi giorni hanno guadagnato terreno nei confronti dell’euro. Grande balzo anche dell’oro, che vede il prezzo arrivare ai massimi di novembre scorso con un +1,50%.