Rendimenti dei titoli di Stato europei in forte rialzo, dopo la riunione nella Fed in cui si è decretato un aumento di 75 punti base del tasso d’interesse, l’incremento più sostanzioso dal 1994. A spingere in rialzo il tasso di finanziamento dei Titoli di Stato dell’eurozona, ha contribuito anche la Swiss National Bank, con l’inaspettato aumento del tasso d’interesse sui depositi sul franco di 50 punti base, portandolo da un -0,75% a -0,25%. Mercati azionari sia europei che americani in forte ribasso. Lo yield del Btp con scadenza dieci anni torna nuovamente vicino alla soglia dei 4 punti percentuali, al momento a 3,93%. I movimenti di maggior entità sono quelli registrati dal decennale tedesco che si porta a quota 1,78%, un incremento di circa 8%. Spread in forte contrazione, anche grazie alle misure anti-frammentazione da parte della Bce, e si attesta poco sopra i 200 punti base, a 205 pb. Proprio grazie allo scudo anti-spread, il quale dovrebbe contenere l’incremento dei rendimenti obbligazionari dei titoli governativi dei Paesi con più debito, si potrebbe applicare una stretta monetaria più rapida del previsto, al fine di raggiungere la soglia obiettivo dell’inflazione (2%) il prima possibile, secondo gli economisti di Deutsche Bank. Le previsioni confermano comunque un aumento dei tassi in luglio di 25 punti base, seguito da un rialzo di 50 pb nei mesi di settembre, ottobre e dicembre. Un atteggiamento, quello della Bce, decisamente più accomodante rispetto a una Fed aggressiva, che ha come priorità la lotta all’inflazione in un orizzonte di tempo breve, con il rischio però di pesanti conseguenze sull’economia reale, come l’aumento della disoccupazione e il rallentamento della crescita.