Al momento della stesura (17h03), i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona trattano poco mossi, con Btp e Bund in lieve rialzo, rispettivamente al 4.374% e al 2.648%. Lo spread è in allargamento a circa 173 pb. Peggiora l’indice Sentix sul sentimento degli investitori, che si attesta a -22,5 punti a luglio, ben sotto le attese di -17,9 punti. Per quanto riguarda il futuro percorso dei tassi, il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, ha ribadito che il Consiglio Direttivo prenderà le decisioni sui tassi sulla base di tre ordini di fattori: la valutazione delle prospettive di inflazione, l'andamento dell'inflazione sottostante, la forza della trasmissione della politica monetaria. Le aspettative del mercato stimano ulteriori aumenti per i prossimi mesi. Nel dettaglio, Andrew Patterson, Senior International Economist di Vanguard, prevede ancora uno o due aumenti nel 2023, stimando che il tasso dei depositi raggiunga il 3.75-4%, rispetto all’attuale 3.5%. Secondo Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di Ubs Gwm in Italia, dal momento che «la Bce sembra concentrata sugli ultimi dati, più che sulle stime prospettiche, e sull'inflazione core, che non risente della riduzione dei prezzi dell'energia» i tassi saliranno fino al 4% «e non si può escludere che non si vada oltre». A questo punto, il rischio dell’attuale politica monetaria restrittiva, attuata in scia all’impennata dell’inflazione nel 2022 e caratterizzata da una rapidità senza precedenti, è che questa conduca, come afferma Davide Petrella, Portfolio Manager di Moneyfarm, «all'indebolimento della domanda di prestiti bancari che, a sua volta, potrebbe causare un rallentamento dei consumi e della crescita di svariati settori, dall'immobiliare all'edilizia».