Frenano i rendimenti dei titoli governativi più importanti dopo la salita incontrastata delle ultime sessioni di mercato. I rendimenti dei Treasury americani a 10 anni tornano attualmente a quota 173,2 punti base, puntando verso il livello psicologico importante a quota 1,70%. Anche i rendimenti dei BTP a 10 anni quotano ora a 132,6 punti base, perdendo un significativo 4% da ieri, i quali insieme al -0,059% dei Bund tedeschi, fanno tornare lo spread a 138,2 punti base.
Giornata importante per i mercati finanziari, i quali hanno visto l’indice dei prezzi al consumo attestarsi ad un massimo annuale del 7%, registrando l’accelerazione più veloce dal giugno 1982, rispetto al +6,8% del mese precedente. Nella sessione odierna, il future del dollaro perde ben 35 punti base, permettendo al cambio con l’euro e con la sterlina di riprendere terreno. Significativo l’aumento del CPI anche su base mensile, che si porta a +0,5%: "E' la sesta volta negli ultimi 9 mesi che il tasso mensile aumentata di almeno lo 0,5%", precisa il dipartimento di statistica di Investing.com, precisando che "insieme agli affitti e ai veicoli usati, a dicembre sono aumentati i prezzi dell'arredamento e delle cure mediche". Questo potrebbe essere un segnale della possibile stretta monetaria della Federal Reserve nella prossima riunione di marzo. L’aumento dei prezzi interessa in particolar modo il settore energetico, all’interno del quale il petrolio sta tornando verso i massimi formati a novembre, guadagnando nelle ultime due sessioni più del 5%: i produttori dell'Opec+ continuano a trattenere un'offerta da oltre 3 milioni di barili al giorno, e anche se questi stanno alzando i loro target di produzione ogni mese, le difficoltà tecniche hanno impedito a diversi paesi di raggiungere le loro quote.