Rallenta la corsa dei rendimenti dei principali titoli di stato dopo l’incessante salita registrata nelle ultime sessioni. Il rendimento del Btp decennale italiano torna verso quota 180 punti base (ora a 1,809%), seguito dal +0,235% del medesimo titolo tedesco. Diminuisce la volatilità anche sul mercato valutario, che durante la scorsa settimana è stato al centro del mirino degli investitori per via delle decisioni prese dalle banche centrali; il dollaro è praticamente fermo in attesa dei dati sull’inflazione USA di domani. In effetti, diversi analisti stanno cercando di disegnare un quadro della situazione economica in cui ci troviamo, e anche se non tutti sono d’accordo sui movimenti futuri dei mercati, quello che molti sottolineano è il fatto che con cifre così elevate di inflazione -a seguito di una rapidissima crescita post prima ondata Covid sostenuta principalmente dall’iniezione di liquidità all’interno delle economie mondiali- potremmo essere arrivati a quello che è definito il picco della fase di espansione (almeno sul breve-medio termine). In passato, ogni volta che le banche centrali sono intervenute sui tassi di interesse, fisiologicamente l’economia e la finanza ne hanno risentito negativamente, a partire da un aumento del costo del credito alle imprese fino ad una generale riduzione della capacità di spesa dei cittadini e della produzione generale di un paese. I numeri sembrano di fatto confermare questa interpretazione, anche se è sempre bene considerare possibili fattori esterni (come i grandi eventi politici o le tensioni esistenti tra paesi come quelle attuali tra Russia e Ucraina) che potrebbero alterare la fisiologia dei movimenti dei mercati e riservare sorprese impossibili da calcolare.