Federal Reserve che alza i tassi di 75 punti base, in linea con quanto già prezzato dal mercato. La velocità della stretta recente è un altro segno di quanto la Fed sia impegnata a far scendere l’inflazione verso il livello obiettivo dei due punti percentuali, anche se poco chiara sulla guidance futura, preferendo un approccio prudente prendendo decisioni riunione per riunione, incrementando l’incertezza sui mercati e di conseguenza la volatilità. Secondo Jason England, del gruppo di asset management Janus Henderson, nel medio termine se la Fed continuerà a rialzare i tassi a un livello restrittivo, potrà spingere l’economia verso una recessione, dati i persistenti segnali di rallentamento. Entrano ufficialmente in recessione tecnica gli Stati Uniti, dopo la seconda rilevazione consecutiva del PIL che si è ridotto ad un tasso annualizzato del -0,9% nel secondo trimestre, rispetto al -0,6% dei primi tre mesi dell’anno; dato decisamente in decelerazione rispetto al consenso degli economisti, i quali avevano previsto una crescita dello 0,5%. Rendimenti obbligazionari in flessione, con il Btp italiano che scambia a un tasso di finanziamento del 3,26%, mentre il Bund tedesco decennale perde circa 11 punti base attestandosi allo 0,82%. Differenziale tra titoli italiani e tedeschi in lieve calo durante la seduta odierna a 235 punti base. Investitori che attendono un elevato numero di dati macroeconomici in uscita durante la settimana, tra cui la lettura flash sull’inflazione tedesca, che potrebbe rilevarsi più intensa delle aspettative della Banca Centrale Usa, che prevedono un livello di pressione inflazionistica che si aggira intorno al 7,4%.