Fine settimana caratterizzato dall’intervento del numero uno della Fed al simposio di Jackson Hall, nel quale ha messo in allerta gli investitori sui futuri aumenti dei tassi d’interesse, con un andamento che potrebbe causare “qualche sofferenza” all’economia statunitense. La Federal Reserve continuerà ad utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per combattere la pressione inflazionistica, che si avvicina minacciosamente alla doppia cifra percentuale e al livello più alto mai registrato da 40 anni. Dichiarazioni da falco, quelle del presidente della Fed, nonostante la pubblicazione di oggi del dato sull’indice dei prezzi PCE Usa, che mostra segnali di indebolimento attestandosi al 6,3%, a fronte della lettura di luglio del 6,8%. I rendimenti obbligazionari risultano nuovamente in crescita con il Btp decennale che scambia a un tasso del 3,7%, mentre il Bund tedesco con medesima scadenza presenta uno yield del 1,4%. Differenziale tra i due titoli precedentemente menzionati in allargamento a 231 punti base. Nel frattempo, emerge che i principali fondi d’investimento speculativi stanno assumendo importanti posizioni ribassiste verso i Titoli di Stato italiani (ma in generale dell’eurozona), a causa di un rischio recessione sempre più pressante. A peggiorare il contesto italiano è senza dubbio l’instabilità dell’esecutivo e le elezioni del 25 settembre, a cui bisogna aggiungere la ben nota crisi energetica causata dal conflitto in territorio ucraino. Essendo l’Italia uno dei Paesi più esposti ai prezzi del gas russo, un embargo russo sul gas porterebbe una contrazione economica del 5% nel nostro paese, secondo le stime del Fondo monetario internazionale.