I Pmi dell’Eurozona non hanno generato tensioni sull’obbligazionario, con il rendimento del Bund decennale stabile al 2,19% nonostante i dati diano spazio per ulteriori strette monetarie da parte della Banca centrale europea. Nel dettaglio, l’indice Pmi composito dell’Eurozona preliminare di gennaio si è attestato a 50,2 punti, in crescita rispetto ai 49,3 del mese precedente e al di sopra del consenso a 48,5 punti. In riferimento al settore dei servizi, l’indice preliminare è salito dai 49,8 di dicembre a 50,7 punti (50,2 punti il consenso). Anche il manifatturiero è in crescita a 48,8 punti rispetto ai 47,8 punti precedenti (48,5 punti il consenso). Nel complesso, i Pmi dell’Eurozona sono stati più forti delle attese e, probabilmente, confermeranno la valutazione della Bce secondo cui la zona euro subirà una lieve recessione. In base a tali considerazioni, appare quindi più probabile che l’Istituto di Francoforte proceda con ulteriori rialzi significativi dei tassi di riferimento. In accordo con tale prospettiva, Andrew Kenningham, capo economista di Capital Economics per l’Europa, sostiene che i Pmi di gennaio consentano alla Bce di incrementare i tassi di altri 100 punti base nei prossimi due mesi. L’esperto ha aggiunto che, tuttavia, i dati suggeriscono che gli effetti dei rialzi dei tassi si faranno sentire solo nei prossimi mesi, colpendo gli investimenti e i consumi. Il miglioramento delle prospettive economiche per il Vecchio Continente è da ricondursi soprattutto al calmieramento dei prezzi delle materie prime energetiche, tuttavia, le pressioni inflazionistiche rimangono troppo elevate e, per questo motivo, la Bce probabilmente manterrà la sua stretta monetaria nei prossimi mesi.