Giornata a rialzo per i rendimenti obbligazionari dei principali titoli di stato. Gli yield del Btp decennale arrivano vicini ai massimi di metà febbraio all’1,935%, mentre quelli del Bund tedesco raggiungono quota 0,34%. Spread in lieve calo a 159 punti base. Oggi i prezzi del petrolio scendono di oltre l’8% tornando intorno ai 100 dollari al barile, continuando il calo del 12% avvenuto mercoledì scorso e favorito anche dal fatto che la Cina (maggior importatore di petrolio al mondo) ha messo in lockdown l’hub tecnologico di Shenzhen almeno per una settimana. Uno dei principali eventi che avrà luogo questa settimana è l’incontro della Fed di mercoledì, durante il quale è praticamente certo che verranno alzati i tassi di interesse di 25 punti base; a meno di eventuali sorprese, questo potrebbe far apprezzare il dollaro e ulteriormente indebolire i prezzi del petrolio (come quelli di molte materie prime). In ogni caso, è ancora troppo presto per decretare la fine della tendenza rialzista delle materie prime, sia perché la situazione di incertezza causata dal conflitto in Ucraina è ancora lontana dalla sua conclusione, sia perché la transizione green desiderata dall’Unione Europea richiederà molto tempo per entrare a pieno regime, e di conseguenza la domanda di petrolio e gas resterà ancora elevata nel medio termine. In questo contesto, Lindsey Bell, Chied Market Strategist di Ally, dichiara che “anche se gli investitori hanno accettato che la Fed probabilmente inizierà ad aumentare i tassi, c'è ancora una mancanza di chiarezza su quanto velocemente prenderà le future decisioni”, anche perché “il ritmo dell'inflazione sarà il motore chiave dei cambiamenti politici per la parte migliore di quest'anno", conclude l’esperta.