L’inizio settimana vede proseguire il rally dei rendimenti dell’Eurozona, con il Bund decennale che si attesta al momento della stesura al 2,28%, registrando un aumento di 10 pb, Btp decennale al 4,14%, portando lo spread in aumento a quota 186 pb.
L’iniziale reazione dei mercati all’annuncio della Bce di perseguire una linea di politica monetaria restrittiva, sembra riflettere la preoccupazione di Robert Holzmann, governatore della banca centrale austriaca, il quale commenta che il rischio che la Bce non aumenti in misura sufficiente i tassi è maggiore rispetto a quello di un aumento eccessivo.
Altri punti di vista, come quello di Antonio Tognoli, rimarcano invece come l’inflazione europea necessiti più di accordi politici che di scelte di politica monetaria.
Di fatto, la volatilità che sta caratterizzando questo inizio 2023 dovrebbe rivelarsi soltanto come un rallentamento all’inizio di una fase rialzista.
A tal proposito è bene tenere in considerazione come la svendita del 2022 abbia determinato un rialzo dei rendimenti su livelli elevati in tutto il reddito fisso, coinvolgendo titoli di stato ma anche obbligazioni societarie.
Perdipiù i fattori che hanno penalizzato i rendimenti del reddito fisso negli ultimi trimestri – dall’inflazione elevata fino ai rischi sulla fornitura di energia – segnano un’inversione di tendenza, e si stanno probabilmente trasformando in fattori favorevoli, ricordando dinamiche come quella del taper tantrum del 2013, a seguito del quale ci fu un calo delle borse americane e un’improvvisa crescita dei treasuries, a riprova del fatto che la più grande minaccia alla propensione al rischio sia semplicemente la paura di inasprimento della politica monetaria.